Proposte tematiche sulla sicurezza
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Proposte tematiche sulla sicurezza

A cura di:

Luca Leonessi,
Responsabile Comitato Tecnico Sicurezza

Francesco Marcantoni,
Componente del Comitato Organizzativo e responsabile Comitato Tecnico Trasformazione Digitale

La Sicurezza


Riteniamo che da sempre, ma soprattutto negli ultimi 5/6 anni, la sicurezza sia un tema caro a tutti, sia per quanto riguarda l’ambito privato, che quello del business.Negli ultimi anni, la sicurezza di noi tutti, ha subito un forte calo sia quella effettiva sia quella percepita. Questi due fenomeni sommati ci rendono la vita difficile, oltre che per noi anche per i nostri cari, soprattutto per le fasce più deboli, per i giovani e per le donne.

Ovviamente non ha aiutato la crisi che il paese sta attraversando, ma soprattutto non ha aiutato e continua a peggiorare la situazione la nostra “politica di accoglienza” dei migranti economici senza alcuno sbocco professionale e men che meno in qualità di rifugiati politici.

Oggi però non dobbiamo generalizzare e rischiare di cadere nel populismo, dobbiamo invece parlare di azioni concrete per migliorare la nostra sicurezza, anche perché il problema dell’immigrazione incontrollata non sarà di facile risoluzione e per questo dovremo prepararci nostro malgrado a conviverci.

Alcune riflessioni


Le modalità di delinquere, negli ultimi anni, si sono evolute; purtroppo in senso negativo.

Già dall’inizio degli anni 2000, l’ingresso incontrollato dei migranti economici, tra cui si sono nascosti folti gruppi di delinquenti provenienti soprattutto dall’est Europa, hanno iniziato il lento imbarbarimento delle attività delinquenziali. Ricordo che prima di allora il furto in abitazione veniva svolto da soggetti “nostrani” (più o meno professionisti), i quali si limitavano a perpetrare l’atto delinquenziale, senza farsi carico di violenze atroci come purtroppo dobbiamo sempre più spesso constatare.

La stessa considerazione valeva anche per le rapine dove difficilmente si arrivava all’utilizzo vero e proprio dell’arma. I furti da taccheggio a carico della GDO si limitavano a o furti di necessità o di modesto desiderio dell’oggetto ottenibile gratuitamente.

Oggi purtroppo tutto è cambiato in peggio e siamo arrivati a dei livelli dove:

  • il furto in abitazione si tramuta quasi sempre in rapina e nella maggior parte dei casi sfocia anche in violenza sui proprietari dell’abitazione, specialmente sulle donne.
  • La rapina ha assunto livelli di violenza paragonabili ad azioni di guerriglia.
  • I furti nella GDO sono diventati dei veri e propri saccheggi con modalità criminali che sfiorano l’ipotesi di spesa proletaria. E’ cosa di tutti i giorni ormai la presenza di borse schermate, di sistemi di disturbo alle barriere antitaccheggio e di tanti altri artifici tecnologici che rendono il taccheggio opera di bande di professionisti organizzati.
  • Assistiamo ogni giorno nel nostro lavoro a vere e proprie incursioni, ad opera di immigrati, che con violenza entrano in magazzini e depositi facendo razzia di alimenti, vestiario e quant’altro; in molti casi per aprire poi dei veri e propri mercati paralleli illegali dove la merce viene ricettata.
  • Solo come dato indicativo, nel 2016, il danno derivato da furti nella GDO si aggira intorno ai 3,5 miliardi di euro; cifre incredibili che come effetto collaterale hanno un incremento dei costi al consumo derivanti dal minor ricavo e dagli incrementati costi di sicurezza.

A tutto questo, come rispondiamo?


Ad oggi cerchiamo di arrangiarci in un mix di iniziative per cercare di collaborare tra forze dell’ordine e società di sicurezza private, al fine di trovare un fattor comune necessario ad arginare l’ormai fenomeno fuori controllo. Ma si viaggia sempre in un confine grigio.

Le motivazioni.


Le attuali leggi in vigore sul tema della pubblica sicurezza sono ormai da considerarsi arcaiche.

Si pensi che l’articolo 134 del TULPS (Testo Unico delle Leggi sulla Pubblica Sicurezza), che regolamenta le attività di sicurezza da parte dei privati, risale al 18 giugno del 1931 (è frutto infatti di un Regio Decreto). Da quell’emanazione sono passati quasi 90 anni, periodo in cui il mondo è cambiato radicalmente e spesso non in meglio.

La collaborazione tra sicurezza pubblica e privata, come del resto avviene in tutto il resto del mondo civilizzato, è determinante e, se impostato con norme serie e avvalorate da esperti che ne conoscano profondamente le dinamiche, possono determinare importanti risultati in termini di margine sicurezza, in termini occupazionali, in termini di forti risparmi da parte dello stato e del privato, riducendo quindi i costi e generando un beneficio che è reale e non solo percepito.

Un percorso su questo tema, ha avuto un primo inizio sotto l’egida dell’allora Ministro degli Interni Maroni: sono state apportate alcune modifiche al ben noto TULPS, modifiche che a distanza di anni mostrano ancora il loro beneficio e di cui voglio riportare alcuni esempi.

Stadi.


Ricordiamo che sino alla modifica del TULPS, che vide l’istituzione della figura dello steward, negli stadi venivano impiegate soltanto le forze dell’ordine, con un impegno impensabile per lo stato, sia a livello di costi sia di energie. La modifica consentì di non doversi servire esclusivamente di Polizia e Carabinieri, introducendo nuove figure opportunamente formate che consentono da allora, oltre alla sicurezza, anche una omogenea e corretta attività di flusso e deflusso, diminuendo i costi Pubblici per eventi che sono, del resto, privati e generano indotti economici in chi li organizza.

Locali di intrattenimento e concerti.


La modifica del TULPS ha reso possibile l’introduzione di addetti di sicurezza privata (volgarmente chiamati “Buttafuori)”, ha consentito anche per queste attività, un notevole risparmio dei costi.

La situazione attuale.


Quello di Maroni sicuramente è stato un buon inizio, ma da quel momento più nulla è stato fatto, e la criminalità ha assunto dei livelli ormai intollerabili.

Le proposte.


Le proposte che sono indicate di seguito sono alcuni esempi di ciò che potrebbe essere modificato nel TULPS per avvicinarsi quantomeno alle esigenze sopraggiunte dai motivi sopra elencati e che in qualche modo continuano il percorso iniziato a suo tempo da Maroni, fornendo più poteri alla sicurezza privata in modo da coadiuvare ed alleggerire il lavoro delle forze dell’ordine e creare una forte sinergia, così come già avvenuto per stadi e locali di intrattenimento, a beneficio di tutti. Questo connubio deve prevedere ovviamente anche una serie di regole di controllo per gli operatori in modo da garantire un risultato di beneficio comune.

1) Modifica dell’articolo 134 del TULPS in materia di antitaccheggio.

La modifica proposta è quella di regolamentare in modo chiaro la figura di società di sicurezza privata al fine di renderle vere e proprie strutture specializzate nella gestione delle attività all’interno della GDO e del mondo retail. Si propone quindi di creare un albo di figure professionali riconosciute, una sorta di patente che si consegue in seguito all’analisi di titoli e di formazione specifica.  Attualmente la norma è confusa e incoerente con la pratica e la creazione di operatori che siano abilitati per legge ad evitare che sorgano differenze inventariali (furti) consentirebbe di ridurre i costi per le aziende e quindi diminuire i costi al consumo.

Questo consentirebbe di creare una specializzazione che c’è già esiste, ma non è normata e che permetterebbe (secondo una stima approssimativa per difetto) di regolarizzare oltre 100.000 operatori che lavorano in un settore “grigio” dal punto di vista normativo e quindi migliorare le misure di sicurezza.

2) Modifica dell’articolo 134 in merito all’utilizzo di società di vigilanza.

Le società di vigilanza potranno avere maggior potere anche sul controllo del territorio, coordinandosi ovviamente con le Forze dell’Ordine e direttamente sotto il controllo delle stesse attraverso strumenti informatici avanzati.

3) Servizi di scorta

Attualmente questa attività molto delicata è di sola pertinenza di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza ed impiega innumerevoli risorse dello stato che potrebbero essere destinate ad incarichi investigativi e/o di controllo del territorio.

Esistono già molte società private specializzate in questo campo, ma ad oggi le scorte alla persona sono effettuate sfruttando aree grigie della legislazione, essendo di fatto illegali, facendole passare come protezione ai beni a corredo della persona.

Questo è ovviamente paradossale ed anacronistico. Basterebbe una modifica all’attuale norma, ottenendo, oltre al risparmio del personale delle FFOO e quindi un forte risparmio di costi da parte dello Stato, anche un importante incremento nel campo occupazionale.

4) Utilizzo di nuove tecnologie

Sistemi di video sorveglianza in collaborazione fra pubblico e privato, nel rispetto della privacy.

Sistemi di tracciatura satellitare con controllo remoto per garantire la sicurezza personale.

Regolamentazione di app che consentano al cittadino di comunicare in modo rapido ed efficace con le forze dell’ordine (ad esempio l’invio di coordinate GPS o immagini fotografiche consentirebbe una migliore efficacia degli interventi)

5) Modifica della legge sulla legittima difesa.

La difesa della proprietà privata e soprattutto quella del proprio domicilio dovrebbe essere garantita dal sistema legislativo in modo chiaro e non interpretabile. Ad oggi prima di poter procedere alla difesa, per evitare di incorrere in future problematiche penali, è necessario valutare attentamente il livello dell’offesa e l’orario in cui viene commesso il crimine.

Sappiamo tutti che questo non è possibile in una situazione di paura e di stress psicofisico come quella in cui si trova un normale cittadino quando viene attaccato all’interno del proprio spazio domestico.

Basterebbe quindi definire una norma, semplice, non interpretabile e che al tempo stesso consenta a chi delinque di capire quali siano le conseguenze. Si pensi ad esempio alle caserme di carabinieri, polizia e altri siti militari, dove si hanno indicazioni esterne come “limite invalicabile”. La presenza di questi segnali automaticamente informa sulle conseguenze a cui si andrebbe incontro e renderebbe difficile l’utilizzo dell’arma dell’interpretabilità in sede giudiziaria.

Rischi derivanti dai cyber attacchi.


E’ necessario poi iniziare a porre attenzione sui temi legati ai crimini informatici. Il rischio di cyber attacchi è sempre più consistente, sia sul tema personale, sia su quello aziendale.

Purtroppo la legislazione in tali temi è ancora molto acerba e il legislatore ovviamente ha una visione poco chiara di quali siano i reali pericoli derivanti dalle nuove tecnologie.

Si pensi alla diffusione dell’IoT nella smart industry per comprendere quanto ormai la tecnologia sia in ogni parte della catena produttiva e nella vita di tutti i giorni. Si pensi ad esempio che  in Ucraina nel 2017, un malware installato all’interno della rete di una struttura di produzione elettrica ha portato ad un totale blackout di buona parte della nazione, causando danni economici e sociali incalcolabili.

E’ anche chiaro quanto sia possibile minare la credibilità di un’azienda o di una persona con l’uso sconsiderato delle informazioni reperite in modo illegale ed è ancora più necessario regolamentare anche l’uso dei social in modo consapevole in modo da evitare di incorrere in tali rischi e quindi ridurre il danno.

Conclusioni.


Le soluzioni proposte, sono ovviamente derivate da esperienze acquisite sul campo e dall’analisi dei bisogni del settore specifico, un settore su cui è necessario dare un chiaro segnale, dato che è uno dei temi percepiti in modo consistente da qualsiasi cittadino italiano.

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