La metafora del parco
 /  Il parco liberale

La città è luogo oggi sin troppo spesso inospitale, che rende difficile la condivisione.
Si preferiscono, infatti, altri “luoghi” di mera aggregazione virtuale: i social network sono ormai realtà alternative – se non addirittura sostitutive – rispetto a quella tradizionale, naturale, in cui il relazionarsi è fatto sempre di meno dal contatto fisico, umano, anche con persone che magari abitano nello stesso quartiere.

Oggi le vie o le piazze sono luogo di mero passaggio, in cui, trascinati dalla frenesia moderna, ci si incrocia senza mai incontrarsi.
Il Parco, invece, è quel luogo della città in cui domina ancora la vita a grandezza naturale. I ritmi rallentano, quasi dilatando il tempo – vera, preziosa ed altrettanto scarsa ricchezza di questo secolo –, lasciando che i cittadini passeggino e si incontrino liberi da condizionamenti e impulsi e interferenze.

È anche un luogo in cui ricordare è semplice, perché mentre la città cambia forma e contenuto, il Parco resta sempre lo stesso, seppur troppo spesso ignorato, accompagnandoci dall’infanzia alla vecchiaia.
È, infine, ma anche soprattutto, un luogo in cui è possibile imparare il rispetto per quanto è di tutti e, quindi, anche per sé stessi.

Il Parco, invece, è quel luogo della città in cui domina ancora la vita a grandezza naturale.

Le Favole

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