Amazon vale mille miliardi di dollari, e il segreto non è l’e-commerce
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Amazon vale mille miliardi di dollari, e il segreto non è l’e-commerce

Amazon vale mille miliardi di dollari, e il segreto non è l’e-commerce

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Alla borsa di Wall Street Amazon, la grande società americana di e-commerce, ha brevemente raggiunto il valore di mille miliardi di dollari, l’equivalente di 860.915.000.000 euro: è la seconda società della storia a raggiungere questo valore dopo Apple, che ci è arrivata all’inizio di agosto. Le azioni di Amazon, che è quotata in borsa dal 1997, sono cresciute del 109 per cento negli ultimi 12 mesi, del 75 per cento da gennaio. Ieri hanno raggiunto il valore di 2.050,27 dollari l’una, cosa che ha permesso di arrivare alla quotazione di mille miliardi di dollari per l’azienda; poi sono un po’ scese di valore. Al momento le azioni di Apple valgono circa 227 dollari ciascuna, per una capitalizzazione dell’azienda a 1.100 miliardi di dollari. Jeff Bezos, fondatore e amministratore delegato di Amazon, è l’uomo più ricco del mondo secondo la classifica della rivista Forbes.

Le casse di Amazon non badano troppo agli attacchi di Donald Trump e al pressing delle autorità europee. Il titolo è stato spinto da una serie di trimestrali positive, oltre le attese di Wall Street. Nell’ultima, chiusa a giugno, l’utile si è moltiplicato per 12 rispetto all’anno precedente. È arrivato a 2,5 miliardi di dollari. Il fatturato è stato di 52,9 miliardi (+39%). A convincere non sono solo i numeri complessivi ma anche i dettagli. Amazon, famoso soprattutto per la sua piattaforma di e-commerce, è in realtà molto altro. E questo “molto altro” (servizi e cloud in primis, ma anche assistenti digitali e produzione di contenuti) galoppa ed è più redditizio. Produce meno incassi ma più utili, consentendo così di mantenere condizioni estremamente concorrenziali su prodotti e consegne. Allo stesso tempo, Amazon continua ad espandersi dal digitale ai punti vendita fisici. Lo dimostrano i supermercati senza casse “Go” e l’acquisizione di WholeFood, da abbinare alle consegne di cibo a domicilio. Business diversi che, a differenza di Apple, non sono ciclici quanto il mercato degli smartphone. In altre parole: gli incassi sono più costanti e meno dipendenti da picchi stagionali.

Daniele Dell'Orco
Daniele Dell'Orco

Daniele Dell’Orco è nato nel 1989. Laureato in Scienze della comunicazione presso l’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”. È direttore editoriale dei magazine online Cultora e Nazione Futura. È stato editorialista per La Voce di Romagna e dal 2015 è collaboratore del quotidiano Libero. Ha scritto “Tra Lenin e Mussolini: la storia di Nicola Bombacci” (Historica edizioni) e “Non chiamateli kamikaze“ (Giubilei Regnani). Dal 2015 è co-fondatore e responsabile dell’attività editoriale di Idrovolante Edizioni.

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