Impresentabili, credito facile e debito estero: così è crollata la Lira turca
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Impresentabili, credito facile e debito estero: così è crollata la Lira turca

Impresentabili, credito facile e debito estero: così è crollata la Lira turca

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In un circolo vizioso di svalutazione ed inflazione, la lira turca è in caduta libera.

Il Financial Times ricostruisce la storia recente dell’economia ottomana: negli ultimi anni le politiche monetarie espansive di Stati Uniti ed Europa hanno incoraggiato gli investitori a cercare attività con tassi di interesse più elevati in paesi emergenti come la Turchia, dove l’afflusso di capitali ha favorito una forte crescita economica finanziata anche e soprattutto dal credito facile. Con la fine del Quantitative easing nei paesi avanzati, i capitali hanno smesso di affluire così facilmente nell’economia turca.

Il problema più grande a questo punto è diventato quello di finanziare il debito estero. L’indebitamento estero del settore privato supera il 50% ed il deficit delle partite correnti è ben il 6% del Pil. È soprattutto qui che si è scatenato il panico degli investitori.

Dal punto di vista più politico, alcune delle cause sono da attribuire alle scelte di Erdogan sulla collocazione di personalità di dubbia caratura in ruoli strategici per tutto l’apparato statale. Dopo il golpe ai suoi danni fallito nel 2016 la Turchia è diventata uno Stato “familiare”.

Il generale Hulusi Akar era capo di Stato maggiore al momento del putsch e non firmò lo «stato d’assedio» finendo prigioniero dei ribelli. È appena diventato ministro della Difesa. Mustafa Varank, uno degli amici presidenziali di più lunga data, è ministro dell’Industria. Fuat Oktay, già suo vice premier, è ora vice presidente. In un intreccio tra affari di famiglia, amicizia e politica, Erdogan ha nominato ministro della Salute la proprietaria di una catena di cliniche e ministro del Turismo l’azionista principale di una serie di hotel e resort.

Centrale la figura di Berat Albayrak, il «sublime genero» appena promosso super ministro di Economia e Finanze. Quarant’anni, business school a New York, Barat compare nei dossier più controversi. Il deprezzamento della lira turca nasce anche da anni di credito facile per grandiosi progetti infrastrutturali. Se per anni il sistema ha assorbito disoccupazione, alzato Pil e benessere, con gli investitori internazionali in ritirata dai mercati emergenti, sarebbe stato saggio un freno. Invece da ministro dell’Energia, Barat ha spinto le banche statali a concedere prestiti per dighe e compagnie elettriche che ora faticano a ripagare. Non solo. I rapporti inconfessabili tra Stato Islamico e Turchia sarebbero passati dalla sua scrivania quando (secondo Wikileaks, ma il fatto è contestato dagli Usa) c’era da collocare sul mercato il petrolio dei feroci seguaci di Al Baghdadi.

Daniele Dell'Orco
Daniele Dell'Orco

Daniele Dell’Orco è nato nel 1989. Laureato in Scienze della comunicazione presso l’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”. È direttore editoriale dei magazine online Cultora e Nazione Futura. È stato editorialista per La Voce di Romagna e dal 2015 è collaboratore del quotidiano Libero. Ha scritto “Tra Lenin e Mussolini: la storia di Nicola Bombacci” (Historica edizioni) e “Non chiamateli kamikaze“ (Giubilei Regnani). Dal 2015 è co-fondatore e responsabile dell’attività editoriale di Idrovolante Edizioni.

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