Utenti in calo, datagate, scarsa pubblicità: il modello Facebook perde 150 miliardi
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Utenti in calo, datagate, scarsa pubblicità: il modello Facebook perde 150 miliardi

Utenti in calo, datagate, scarsa pubblicità: il modello Facebook perde 150 miliardi

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Utenti in calo nei mercati maturi, profitti al di sotto delle stime, la scure dei mercati: per i social network non si mette affatto bene.

Facebook ha bruciato in Borsa in un solo giorno 150 miliardi di dollari, una cifra mai vista prima per un’azienda quotata. E Twitter si è distinta con un tonfo altrettanto record, certo imparagonabile rispetto a quello del social di Zuckerberg, ma solo perché la capitalizzazione di mercato, decisamente inferiore, non consente paragoni.

La questione si fa seria e non riguarda tanto lo stallo in termini di utenti nei mercati consolidati – situazione tipica da fase “matura” – quanto il progressivo fuggi-fuggi che mina la tenuta del business sul medio-lungo periodo. E qualcuno comincia a dubitare anche sullo short term.

In ballo c’è la profittabilità, voce vitale per un’azienda. Che si lega stretta stretta con la credibilità e la sostenibilità del business model. È un tema dunque di economia reale e non più, o non solo, di economia finanziaria. E di reale c’è anche il j’accuse dell’azionista Facebook James Kacouris che ha deciso di fare causa al social network per aver diffuso dichiarazioni “fuorvianti”, o comunque non complete, sulla frenata dei ricavi, il calo dei margini operativi e la fuga di utenti.

Le rassicurazioni sugli impatti derivanti dal datagate, ma anche delle fake news e dell’uso “strumentale” delle piattaforme durante le campagne elettorali da Trump in poi, non sono dunque più sufficienti a tenere a bada mercati e investitori. La sostanza è che qualcosa si è rotto e che il business model dei social network manca di fondamentali credibili.

La tenuta dei social deve fare i conti con la legge del “network effects”, secondo cui quando una realtà basata su questa legge smette di crescere, il rischio di fallimento si insinua con un moltiplicatore al pari di quello che ne ha determinato la crescita se non si ha un piano B.

Daniele Dell'Orco
Daniele Dell'Orco

Daniele Dell’Orco è nato nel 1989. Laureato in Scienze della comunicazione presso l’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”. È direttore editoriale dei magazine online Cultora e Nazione Futura. È stato editorialista per La Voce di Romagna e dal 2015 è collaboratore del quotidiano Libero. Ha scritto “Tra Lenin e Mussolini: la storia di Nicola Bombacci” (Historica edizioni) e “Non chiamateli kamikaze“ (Giubilei Regnani). Dal 2015 è co-fondatore e responsabile dell’attività editoriale di Idrovolante Edizioni.

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