Regno Unito post-Brexit: la bikenomics frutta 6 miliardi di euro
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Regno Unito post-Brexit: la bikenomics frutta 6 miliardi di euro

Regno Unito post-Brexit: la bikenomics frutta 6 miliardi di euro

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La bikenomics pedala forte in Gran Bretagna, ma si potrebbe fare di più: lo dimostra una nuova ricerca prodotta dalla Bicycle Association che sottolinea l’importanza strategica dell’industria ciclistica britannica. Se entro il 2025 il governo raggiungerà l’obiettivo promesso di raddoppiare l’uso della bici sul territorio nazionale, ci sarà una spinta di 10 miliardi di sterline per l’economiache sosterranno circa 100 mila posti di lavoro.

Presentando i dati del rapporto “The Value of the Cycling Sector to the British Economy”, il direttore operativo della Bicycle Association, Steve Garidis, ha rivelato che l’industria del ciclo del Regno Unito vale tre volte di più rispetto a quella siderurgica e dà lavoro al doppio delle persone. Attualmente le imprese del settore generano ogni anno 5,4 miliardi di sterline e impiegano 64 mila lavoratori, non solo nei negozi di bici, ma anche nel cicloturismo e nell’ambito dei servizi che girano intorno alle due ruote. Si stima che nel Regno Unito sia venduta una bicicletta ogni 10 secondi, aggiungendo un valore di 1.800 sterline all’economia britannica.

Come riporta Manuel Massimo su La Stampa, secondo le conclusioni del rapporto, si stima che la bikenomics abbia un “ritorno etico” di 4 a 1, vale a dire che per ogni sterlina spesa nel settore del ciclo la fiscalità generale britannica ne guadagna 4. Il calcolo tiene conto delle esternalità positive che, grazie alla bici, si verificano per la salute, la riduzione del traffico motorizzato e il miglioramento della qualità dell’aria.

Daniele Dell'Orco
Daniele Dell'Orco

Daniele Dell’Orco è nato nel 1989. Laureato in Scienze della comunicazione presso l’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”. È direttore editoriale dei magazine online Cultora e Nazione Futura. È stato editorialista per La Voce di Romagna e dal 2015 è collaboratore del quotidiano Libero. Ha scritto “Tra Lenin e Mussolini: la storia di Nicola Bombacci” (Historica edizioni) e “Non chiamateli kamikaze“ (Giubilei Regnani). Dal 2015 è co-fondatore e responsabile dell’attività editoriale di Idrovolante Edizioni.

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