Senza governo l’Iva al 24,2% è quasi certa: ecco quanto costerà
Blog / Economia / in Evidenza / Senza governo l’Iva al 24,2% è quasi certa: ecco quanto costerà
Senza governo l’Iva al 24,2% è quasi certa: ecco quanto costerà

Senza governo l’Iva al 24,2% è quasi certa: ecco quanto costerà

BlogEconomiain Evidenza

La crisi istituzionale in atto in queste ore rende disperata l’impresa di riuscire a detonare l’aumento automatico dell’Iva. Per scongiurarlo, occorre reperire nell’immediato tra i 12,4 e i 12,5 miliardi di euro (in fondo “pochi” per un esecutivo che ha un programma che costa dai 70 ai 100 miliardi) o la XVIII legislatura partirà con una nuova tassa sulle famiglie italiane.

1. Quanto e quando: balzello medio da 242 euro che scatta a gennaio 2019

Secondo l’Ufficio studi della Cgia di Mestre, l’incremento dell’Iva da scongiurare pone in capo a ciascun nucleo famigliare una spada di Damocle non indifferente: un rincaro medio da 242 euro. Nel dettaglio, l’aumento in un anno sarà pari a 284 euro per famiglia al Nord, a 234 euro al Centro e a 199 euro nel Mezzogiorno. La tagliola scatta il primo gennaio 2019.

2. Perché: una “cambiale” imposta da Bruxelles

Tecnicamente si chiama «clausola di salvaguardia» ed è una cambiale: un “pagherò” che il governo italiano ha dovuto sottoscrivere con l’Unione europea essendosi esaurite, da parte di Bruxelles, fiducia e pazienza circa le rassicurazioni sulla ristrutturazione del nostro debito.

SORTA DI “PRELIEVO FORZOSO”. In pratica, se non si riduce la spesa o se non si aumentano le entrate come da calendario, scatta automaticamente una sorta di “prelievo forzoso” che va ad agire su Iva e accise, colpendo direttamente i consumi degli italiani. Uno sgambetto alla ripresa, considerato che quel tipo di tassazione si applica senza fare distinzioni di patrimonio, frena i consumi e rischia di aprire la porta alla deflazione.

3. Com’è nata la clausola: dalla torrida stagione delle speculazioni nel 2011

Nel cul de sac della clausola di salvaguardia l’Italia ci si è infilata da sola, nell’estate del 2011. Una stagione a dir poco torrida, non tanto dal punto di vista climatico, quanto da quello dei nostri conti pubblici: complice un esecutivo sommerso da scandali di varia natura, gli speculatori finanziari iniziarono ad attaccare ripetutamente il nostro Paese, facendo impennare il differenziale (il famigerato spread, termine tecnico entrato proprio allora nel linguaggio comune) tra i titoli di Stato italiani e quelli tedeschi, indicati come il modello cui tendere.

ITALIA GRANDE MALATA D’EUROPA. Più quel numero saliva, più ci si avvicinava al fallimento. Di colpo, l’Italia si scopriva il grande malato d’Europa. Una Europa già alle prese con la Grecia. “Too big to fail“, dicevano gli analisti, indicando che la caduta del nostro Paese avrebbe trascinato con sé tutto il Vecchio Continente. Perciò si colpiva Roma per destabilizzare Bruxelles.

4. I protagonisti: la trattativa di Berlusconi e le garanzie date da Monti

Tutto iniziò dunque con Silvio Berlusconi, che lo spread fece saltare di lì a pochi mesi, il 13 novembre 2011. Prima, però, il Cavaliere tentò proprio di tutto pur di calmare i mercati e rassicurare i creditori: dal pareggio di bilancio incastonato a forza in Costituzione all’impegno a reperire 20 miliardi sull’unghia per aggiustare i conti pubblici.

Daniele Dell'Orco
Daniele Dell'Orco

Daniele Dell’Orco è nato nel 1989. Laureato in Scienze della comunicazione presso l’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”. È direttore editoriale dei magazine online Cultora e Nazione Futura. È stato editorialista per La Voce di Romagna e dal 2015 è collaboratore del quotidiano Libero. Ha scritto “Tra Lenin e Mussolini: la storia di Nicola Bombacci” (Historica edizioni) e “Non chiamateli kamikaze“ (Giubilei Regnani). Dal 2015 è co-fondatore e responsabile dell’attività editoriale di Idrovolante Edizioni.

Commenti

Newsletter

Articoli Recenti

Il Centro Studi è un luogo d’incontro e di confronto per quanti credono nel decisivo valore dell’impegno personale, sociale e culturale una zona franca libera da vincoli e dall’imposizione dei “pensieri dominanti”.

Newsletter