Agritech, un business da 5 trilioni di dollari che non può più essere ignorato
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Agritech, un business da 5 trilioni di dollari che non può più essere ignorato

Agritech, un business da 5 trilioni di dollari che non può più essere ignorato

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L’industria del food & agritech, ossia la tecnologia applicata alla filiera alimentare e agricola, vale nel mondo 5 trilioni di dollari e da un po’ stuzzica acceleratori e venture capital alla ricerca dell’affare perfetto. Il motore dell’azione, spiega a Wired Dan Altschuler Malek di New Crop Capital, fondo statunitense specializzato in investimenti early stage in ambito agritech, “è la sostenibilità che ci spinge a cercare sempre nuove startup in grado di soddisfare i bisogni globali”. La popolazione che cresce e il dover garantire a tutti l’accesso al cibo, infatti, impongono anche all’agricoltura di innovarsi. La necessità è individuare le soluzioni ad alta tecnologia che possano rendere sempre più efficienti i processi produttivi in agricoltura, senza intaccare la qualità di ciò che finisce in tavola.

A riprova di un settore più vivo che mai, il successo di AgriTech 2018, la più grande fiera al mondo dedicata all’alta tecnologia in campo agricolo appena conclusa in Israele. Il cibo e l’agricoltura sono stati i pilatri di questa ventesima edizione della fiera internazionale della tecnologia agricola, che ha visto per tre giorni la partecipazione di oltre 50 delegazioni governative e 80 delegazioni commerciali.

Molto partecipati i due momenti principali della Fiera: AgriVest, il summit che ha messo in mostra le nuove e più promettenti startup di tecnologia avanzata di Israele, e FoodTechIL, che ha visto la presentazione delle startup all’avanguardia nel settore agricolo, alimentare e delle bevande.

Secondo i dati diffusi di recente da Start-Up Nation Central, un’organizzazione israeliana senza scopo di lucro il cui obiettivo è di facilitare grandi partnership che portino a soluzioni innovative per problemi difficili, Israele è la sede di circa 750 startup e aziende nel settore delle tecnologie alimentari e della tecnologia agricola.

Daniele Dell'Orco
Daniele Dell'Orco

Daniele Dell’Orco è nato nel 1989. Laureato in Scienze della comunicazione presso l’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”. È direttore editoriale dei magazine online Cultora e Nazione Futura. È stato editorialista per La Voce di Romagna e dal 2015 è collaboratore del quotidiano Libero. Ha scritto “Tra Lenin e Mussolini: la storia di Nicola Bombacci” (Historica edizioni) e “Non chiamateli kamikaze“ (Giubilei Regnani). Dal 2015 è co-fondatore e responsabile dell’attività editoriale di Idrovolante Edizioni.

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