E-work e smart-working: sistemi moderni di lavoro per favorire l’occupazione femminile
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E-work e smart-working: sistemi moderni di lavoro per favorire l’occupazione femminile

E-work e smart-working: sistemi moderni di lavoro per favorire l’occupazione femminile

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Come risulta dal database di Eurostat, l’occupazione femminile calcolata nella fascia d’età 15-64 anni in Italia nel 2016 si ferma al 48,1%. La media dell’Unione europea a 28 Stati è invece del 61,4%. Anche calcolando una fascia d’età diversa (20-64) i dati cambiano leggermente ma il distacco resta pressoché lo stesso: solo il 51,6% delle donne italiane comprese in quel ventaglio anagrafico lavora, contro una media Ue del 65,3%.  Il tasso di occupazione femminile in Italia è migliore solo di quello della Grecia (43,4%) ma lontanissimo dal primo Paese, la Svezia (74,9%) e dalla media europea (61,2%). La differenza tra il tasso di occupazione tra uomini e donne è di 18,4 punti percentuali. E non c’è solo un gender gap: nelle regioni del Centro-Nord tutti i dati riferiti al mercato del lavoro non sono distanti da quelli dei Paesi europei più avanzati, mentre al Sud la disoccupazione femminile è al 21,7%, le donne attive arrivano appena al 40,6% e il tasso di occupazione è solo del 31,7%.

Numeri allarmanti ma che sanno addirittura di beffa se vengono incrociati con altri dati, quelli che riguardano le performance negli studi (il 75% delle ragazze prosegue gli studi contro il 61% dei ragazzi, soprattutto all’Università dove tra i laureati del 2015, dove è nettamente più elevata la presenza della componente femminile (60%), la quota delle donne che si laureano è del 48% contro il 44% degli uomini e il voto medio di laurea 103,2 su 110 per le prime e a 101,1 per i secondi). Insomma, il lavoro e le competenze al femminile sono talvolta superiori a quelle dei colleghi uomini, ma il tasso d’occupazione è peggiore. E le ricadute si fanno sentire anche sulla qualità e sulla resa delle aziende.

Una ricerca dell’Ocse ha certificato che esiste una relazione fra il Pil di un Paese e il ruolo delle donne: più aumenta il tasso di occupazione femminile, più cresce il prodotto interno lordo, quindi i fondi in cassa per lo Stato e per il welfare. Gli economisti hanno calcolato che se le donne lavorassero quanto gli uomini, entro il 2030 l’economia dei paesi Ocse aumenterebbe del 12 per cento.

Una spiegazione a questo trend può essere data considerando lo scarso impatto, fino ad ora, di nuove e moderne formule di lavoro che potrebbero “sbloccare” le assunzioni di donne e mamme. Con la legge sul “Lavoro Agile” (n. 81/2017) è stato istituzionalizzato in Italia lo smart working, la possibilità di svolgere il lavoro subordinato in modo flessibile lontani dai locali aziendali. Si applicherà anche alle pubbliche amministrazioni. Lo smart working si rivolge a professionalità di tipo impiegatizio o manageriale e si basa su tecnologie in mobilità come tablet e smartphone. Prevede inoltre che il dipendente svolga una parte dell’orario di lavoro fuori dai locali dell’azienda (mentre il resto del tempo lavora nel modo tradizionale).

Quali sono i benefici dello smart working? Al primo posto il bilanciamento tra vita privata e lavorativa (il work-life balance), al secondo posto un beneficio dello sviluppo professionale in termini di carriera. I liberi professionisti, freelancer e i consulenti possono considerarsi smart worker? No, perché il lavoro agile richiede la dimensione aziendale per essere messo in pratica. I lavoratori autonomi per definizione lavorano senza vincoli di orario e presenza.

L’identikit dello smart worker italiano è: uomo (nel 69 per cento dei casi), età media di 41 anni e risiede al Nord (52 per cento contro il 38 per cento Centro e il 10 per cento Sud). Gli intervistati hanno risparmiato 163 giorni e 4 ore di tempo negli spostamenti tra casa e lavoro. Quello che appunto andrebbe invertito è proprio questo trend che vede il genere maschile preponderante in un sistema di lavoro che potrebbe invece avere un impatto notevole sul genere femminile.

Daniele Dell'Orco
Daniele Dell'Orco

Daniele Dell’Orco è nato nel 1989. Laureato in Scienze della comunicazione presso l’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”. È direttore editoriale dei magazine online Cultora e Nazione Futura. È stato editorialista per La Voce di Romagna e dal 2015 è collaboratore del quotidiano Libero. Ha scritto “Tra Lenin e Mussolini: la storia di Nicola Bombacci” (Historica edizioni) e “Non chiamateli kamikaze“ (Giubilei Regnani). Dal 2015 è co-fondatore e responsabile dell’attività editoriale di Idrovolante Edizioni.

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