In Germania vola l’economia: ora tutti pregano per un nuovo governo di larghe intese
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In Germania vola l’economia: ora tutti pregano per un nuovo governo di larghe intese

In Germania vola l’economia: ora tutti pregano per un nuovo governo di larghe intese

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La prospettiva di un esecutivo di larghe intese nel caso nelle elezioni del 4 marzo nessuna coalizione riesca ad arrivare al 40% dei consensi, è di quelle che fanno tremare gli osservatori, interni ed esterni. Sono bastate le parole nefaste di Jean-Claude Juncker per far rialzare lo spread di 5 punti e far perdere lo -0,84% all’indice FtseMib della Borsa di Milano (il calo è costato circa 6 miliardi di capitalizzazione) in un momento in cui tutti gli altri crescevano. Altrove invece, sembra proprio che i governi di coalizione siano la panacea contro ogni male. È il caso della Germania. Dopo oltre 150 giorni dalle elezioni del 24 settembre scorso, mentre continuano le negoziazioni per la formazione della Grosse Koalition e di un nuovo esecutivo, l’Ufficio statistico federale ha fatto sapere che il Paese nel 2017 ha registrato una crescita del 2,2%. E nell’ultimo trimestre, in piena crisi delle trattative e con il rischio di un ritorno alle urne, il Pil è salito dello 0,6% in più rispetto al periodo luglio-settembre. Inoltre, la Bundesbank (la banca centrale) ha appena comunicato che, nonostante ormai cinque mesi senza governo, “l’economia tedesca è in una fase di boom”.

La Germania non cresceva così tanto dal 2011. Merito di congiunture storiche favorevoli e, per quanto riguarda l’ultimo trimestre, di un’ulteriore spinta delle esportazioni. Le previsioni per il 2018 sono altrettanto rosee. Secondo Commissione europeaOcse e Fmi il Paese segnerà ancora un +2,3 per cento. Stime in linea con quelle della Bundesbank, secondo cui lo stato dell’industria tedesca e il clima di fiducia portano a concludere che l’alto tasso di espansione dello scorso anno continuerà anche nel 2018, con o senza governo. Anzi, la banca centrale avvisa l’Unione cristiano-democratica di Angela Merkel e il Partito socialdemocratico, impegnati nella formazione del nuovo governo, che l’obiettivo del pareggio di bilancio inserito nell’accordo di coalizione è sì lodevole ma “può portare a problemi nel lungo periodo e a una politica fiscale prociclica e irregolare”. Come a dire: non fate danni continuando a tirare la cinghia, qui va già tutto bene.

La mancanza di un governo non ha creato problemi neanche sul fronte occupazionale. Il tasso di disoccupazione destagionalizzato ha toccato proprio a gennaio un nuovo livello minimo: solo il 5,4% dei tedeschi è senza lavoro. Il dato migliore dell’ultimo quarto di secolo. Di fronte a questi dati, a più di sette mesi da quando il Parlamento tedesco a inizio luglio scorso sospendeva la sua attività in attesa delle elezioni, la stampa tedesca insiste sulla necessità di una nuova Grosse Koalition per evitare di tornare al voto.

Daniele Dell'Orco
Daniele Dell'Orco

Daniele Dell’Orco è nato nel 1989. Laureato in Scienze della comunicazione presso l’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”. È direttore editoriale dei magazine online Cultora e Nazione Futura. È stato editorialista per La Voce di Romagna e dal 2015 è collaboratore del quotidiano Libero. Ha scritto “Tra Lenin e Mussolini: la storia di Nicola Bombacci” (Historica edizioni) e “Non chiamateli kamikaze“ (Giubilei Regnani). Dal 2015 è co-fondatore e responsabile dell’attività editoriale di Idrovolante Edizioni.

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