Le liste elettorali che strizzano l’occhio all’Europa sono le stesse che vorrebbero uccidere il libero mercato
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Le liste elettorali che strizzano l’occhio all’Europa sono le stesse che vorrebbero uccidere il libero mercato

Le liste elettorali che strizzano l’occhio all’Europa sono le stesse che vorrebbero uccidere il libero mercato

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La vicenda Embraco ha avuto almeno il merito di fare chiarezza sul Dna politico di personalità che godono di ottima stampa e a cui è stata rilasciata, non si sa bene in ragione di cosa, la patente di “liberali”. E di mostrarci “quale Europa” si intenda quando si dice che “serve più Europa”.

Con una frase pronunciata nel salotto televisivo di Bruno Vespa, e rilanciata sul suo profilo Twitter ufficiale la mattina successiva, Emma Bonino getta definitivamente la maschera liberale:

“Al momento le aziende delocalizzano perché adesso ogni stato ha regole fiscali e del lavoro differenti. Per questo occorre Più Europa, per procedere verso armonizzazione, altrimenti gli imprenditori vanno dove conviene.”

Al contrario, come riporta Federico Punzi su Atlantico, “Se ancora vogliamo un mercato unico (tra le poche cose positive di questa Europa) dev’essere la regola, non una colpa, che capitali e imprese possano muoversi alla ricerca dei contesti fiscali e normativi più convenienti dove investire e creare utili. È questo il loro ruolo in una economia di mercato, non bruciare risorse per mantenere in vita attività in perdita, magari sussidiate dallo stato”.

Già il ministro Calenda, tra l’altro, aveva avanzato l’idea di inaugurare un “fondo di reindustrializzazione” (ilglobalization adjustment fund) che possa essere utile a mettere un freno alle delocalizzazioni e a mettere pacchetti che vadano oltre la normativa sugli aiuti di stato. Un aiuto di Stato mascherato e legalizzato, che abbracci un contesto internazionale per convincere le aziende a restare in attività in paesi che impongono condizioni fiscali e costo del lavoro svantaggiosi, ricevendo in cambio l’ennesima “mancetta” dall’UE.

Ora, può ben darsi che nel caso Embraco la Slovacchia abbia violato le regole comunitarie sugli aiuti di stato (sarà la Commissione europea a stabilirlo), ma questo non toglie peso alle argomentazioni di Calenda e Bonino, che hanno il preciso scopo di cancellare la competizione fiscale tra gli stati membri ed impedire alle imprese di muoversi nel mercato interno cercando le condizioni migliori per operare. “Insomma, viene difeso giustamente il diritto dei cittadini europei a muoversi liberamente verso i paesi che offrono migliori prospettive di lavoro, ma si vuole di fatto limitare quello delle aziende”, dice Punzi.

L’armonizzazione fiscale – vero e proprio nuovo culto degli europeisti, o eurofanatici, come se fosse la bacchetta magica per un’integrazione di successo – presupponendo l’omologazione ad un unico modello economico-sociale dalla Finlandia al Portogallo, rivela l’intenzione di creare un super Stato europeo, e non gli “Stati Uniti d’Europa” sbandierati da tempo.

Daniele Dell'Orco
Daniele Dell'Orco

Daniele Dell’Orco è nato nel 1989. Laureato in Scienze della comunicazione presso l’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”. È direttore editoriale dei magazine online Cultora e Nazione Futura. È stato editorialista per La Voce di Romagna e dal 2015 è collaboratore del quotidiano Libero. Ha scritto “Tra Lenin e Mussolini: la storia di Nicola Bombacci” (Historica edizioni) e “Non chiamateli kamikaze“ (Giubilei Regnani). Dal 2015 è co-fondatore e responsabile dell’attività editoriale di Idrovolante Edizioni.

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