La nuova frontiera delle guerre asimmetriche: Israele ha paura di attacchi suicidi via mare
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La nuova frontiera delle guerre asimmetriche: Israele ha paura di attacchi suicidi via mare

La nuova frontiera delle guerre asimmetriche: Israele ha paura di attacchi suicidi via mare

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Israele continua a ritenere l’attacco via mare uno dei possibili scenari di un’eventuale guerra con le milizie di HezbollahNon è la prima volta che funzionari e consiglieri israeliani parlano di un possibile fronte marittimo che si andrebbe a creare fra i due eserciti, ma se la marina militare israeliana ha ovviamente una potenza di fuoco estremamente maggior di quella del movimento sciita libanese, dall’altra parte Hezbollah potrebbe utilizzare tattiche di guerra asimmetriche che possono mettere in serio pericolo la sicurezza di Israele e del suo mare. Come riporta Lorenzo Vita su Gli Occhi della guerra, questa volta a lanciare l’allarme è Shaul Chorev, ammiraglio, ex vicecomandante delle operazioni navali, che ha detto la sua durante un convegno organizzato dal Centro di ricerca per la politica e la strategia marittima dell’Università di Haifa. “Hezbollah non avrà bisogno di equipaggiarsi con navi come Israele, ma dobbiamo presumere che useranno una guerra asimmetrica per sfidare la tecnologia israeliana come missili terra-mare o navi suicide come si vede in Yemen“.

Secondo Chorev, anche se non è nell’interesse di Hezbollah iniziare una guerra con lo stato ebraico, “quando si guarda alla loro strategia, è chiaro che prenderanno di mira le risorse strategiche israeliane” ed ha avvertito che “la prossima guerra con Hezbollah potrebbe vedere un focus sul mare”. La possibilità di un attacco via mare in caso di inizio delle operazioni contro Hezbollah da parte di Israele nasce da una motivazione molto precisa. Per molti anni i governi israeliani hanno quasi “dimenticato” il dominio del mare, perché concentrati sulla sfida ai vicini Stati arabi o interessati a colpire i palestinesi e lo stesso Hezbollah esclusivamente via terra. Il problema è che adesso, appurato che gli Stati arabi non inizieranno mai – né per necessità né per volontà – una guerra contro Israele, la debolezza della sicurezza israeliana non sta più nel mantenimento o nell’allargamento dei confini terrestri, ma nel mantenimento della propria economia e dei propri asset strategici. E la maggior parte dell’economia israeliana passa proprio per quel settore dimenticato della strategia che è il mar Mediterraneo. Il 90% delle importazioni israeliane arrivano via mare. A questo, si aggiunge la scoperta dell’enorme giacimento Leviathan nel Mediterraneo orientale, che rende le acque territoriali di Israele un’area di particolare rilevanza economica ma soprattutto strategica. Difendere il mare dunque diventa per Tel Aviv non solo un problema di natura difensiva, ma anche un preciso obiettivo strategico per mantenere la propria potenza economica nella regione del Mediterraneo orientale. E la disputa con il Libano sulle trivellazioni di gas nelle acque di fronte al confine fra i due Stati dimostra come vi possano essere motivi molto pragmatici per cui, in caso di guerra, il confronto possa giocarsi anche in questo nuovo fronte bellico. E non a caso Israele ha già attivato l’Iron Dome marittimo allo scopo di fermare eventuali missili provenienti dal Libano verso le piattaforme off-shore.

Daniele Dell'Orco
Daniele Dell'Orco

Daniele Dell’Orco è nato nel 1989. Laureato in Scienze della comunicazione presso l’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”. È direttore editoriale dei magazine online Cultora e Nazione Futura. È stato editorialista per La Voce di Romagna e dal 2015 è collaboratore del quotidiano Libero. Ha scritto “Tra Lenin e Mussolini: la storia di Nicola Bombacci” (Historica edizioni) e “Non chiamateli kamikaze“ (Giubilei Regnani). Dal 2015 è co-fondatore e responsabile dell’attività editoriale di Idrovolante Edizioni.

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