Legalizzazione della cannabis: in Usa il settore fattura miliardi ma il consumo di eroina è decuplicato
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Legalizzazione della cannabis: in Usa il settore fattura miliardi ma il consumo di eroina è decuplicato

Legalizzazione della cannabis: in Usa il settore fattura miliardi ma il consumo di eroina è decuplicato

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Oltre ad essere l’ultimo arrivato tra gli stati americani che hanno legalizzato l’uso di cannabis, la California è anche il più esteso degli Stati Uniti ed è il paradiso artificiale mondiale, giro d’affari sui 10 miliardi di dollari l’anno. In questi giorni è stata pubblicata una ricerca di una prestigiosa agenzia indipendente, New Frontier Data, secondo cui la legalizzazione della cannabis in tutti gli stati porterebbe entrate fiscali per 132 miliardi di dollari e oltre un milione di posti di lavoro nei prossimi dieci anni. Viceversa, secondo una recente proiezione del Bureau of Labour Statistics, entro il 2024 l’industria americana è destinata a perdere 814 mila posti di lavoro, il terziario circa 50mila e il settore pubblico altri 380 mila. Sono già 29 gli stati che hanno legalizzato la cannabis per uso medico o ricreativo, proliferano le aziende che la coltivano, la lavorano, la smerciano, è in pieno sviluppo un indotto che va dall’università, all’industria meccanica, al marketing, alla finanza. Per il Colorado, ad esempio, quella della canna è ormai un’economia consolidata e cruciale quanto il mais nell’Iowa.

Resta tuttavia ancora un mondo semiclandestino, nel senso che è un mercato schizofrenico: anche se legale in molti stati, deve però sottostare alle leggi federali di segno opposto, basti pensare che un simile giro di miliardi è quasi tutto cash, perché il sistema bancario vieta l’apertura di conti legati al business dell’erba. Le transazioni di denaro prodotto dalla marijuana, dunque, esattamente come quello derivato dallo spaccio della cocaina, sono soggette alle leggi federali antiriciclaggio anche negli stati cannabis-free. Costringendo così gli imprenditori a stivare sacchi di denaro nelle loro aziende, oppure a circolare con borsoni in cuoio gonfi di verdoni e fabbricati ad hoc in Messico.

Già, il Messico, dove non hanno preso affatto bene la legalizzazione della cannabis in California, visto che l’esportazione della loro erba di contrabbando si è ridotta di almeno il 40 per cento. Il cartello più potente, quello di Sinaloa, si è riorganizzato dopo l’arresto e l’estradizione di Joaquín “El Chapo” Guzmán. Oggi il nuovo boss, Ismael “El Mayo” Zambada, ha il rispetto degli affiliati ed è riuscito a siglare una tregua armata col rivale cartello di Jalisco. Soprattutto, la nuova leadership ha deciso di diversificare gli investimenti e puntare sull’esportazione dell’eroina per recuperare i profitti della cannabis. Se i cuochi del cartello di Sinaloa tempo fa cucinavano 40 chili l’anno di eroina, oggi ne fanno 30 al mese. Un rapporto ufficiale della Dea ha concluso che vi è più eroina in ogni regione degli Usa oggi rispetto al 2008, soprattutto nel Sud Ovest del Paese. Tragicamente, le morti per overdose sono triplicate nel 2014 rispetto al 2010 (per un totale di 10.574). La popolarità del fentanil, una sostanza più letale dell’eroina prodotta nella regione di Sinaloa e meno costosa di altri oppiacei chimici, è considerata responsabile di questa tragedia.

Non è tutto oro quello che luccica. Negli States la cannabis produce PIL e posti di lavoro, nonostante l’opposizione del Segretario della Giustizia di Trump, Jeff Sessions, ma nelle strade e negli angoli bui d’America i tossici sono tornati a bucarsi come, e forse più, degli anni ’70.

Daniele Dell'Orco
Daniele Dell'Orco

Daniele Dell’Orco è nato nel 1989. Laureato in Scienze della comunicazione presso l’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”. È direttore editoriale dei magazine online Cultora e Nazione Futura. È stato editorialista per La Voce di Romagna e dal 2015 è collaboratore del quotidiano Libero. Ha scritto “Tra Lenin e Mussolini: la storia di Nicola Bombacci” (Historica edizioni) e “Non chiamateli kamikaze“ (Giubilei Regnani). Dal 2015 è co-fondatore e responsabile dell’attività editoriale di Idrovolante Edizioni.

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