Il dossier Onu sull’immigrazione parla chiaro: l’Europa produce più migranti dell’Africa
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Il dossier Onu sull’immigrazione parla chiaro: l’Europa produce più migranti dell’Africa

Il dossier Onu sull’immigrazione parla chiaro: l’Europa produce più migranti dell’Africa

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Circa 258 milioni di persone hanno lasciato i loro Paesi di nascita e ora vivono in altre nazioni con un aumento del 49 per cento rispetto al 2000, quando erano 173 milioni, e del 18 per cento rispetto al 2010, quando se ne contavano 220 milioni. A rivelarlo è il rapporto Onu sulle migrazioni internazionali pubblicato in occasione della Giornata internazionale dei migranti.

Dai dati emerge che oltre il 60 per cento di tutti i migranti internazionali vive in Asia (80 milioni) ed Europa (78 milioni). Nel Nord America se ne contano 58 milioni, in Africa 25. Significativo come due terzi di questi emigranti viva nel 2017 in appena venti Paesi: il numero più elevato (50 milioni) si trova negli Usa, poi Arabia Saudita, Germania e Russia ne ospitano ciascuno attorno ai dodici milioni. Segue la Gran Bretagna con 9 milioni. L’Italia è all’undicesimo posto (dietro anche a Emirati Arabi, Francia, Canada, Spagna) con 5,9 milioni di migranti che vivono stabilmente sul territorio nazionale. Erano 2,1 milioni nel 2000.

Il numero di rifugiati e richiedenti asilo, conteggiato nel 2016, è stato stimato in poco meno di 26 milioni di persone. La Turchia ne ospita la maggior parte (3 milioni), seguita da Giordania, Palestina, Libano e Pakistan. Nessuno Stato Ue, né gli Usa figurano nei primi posti di questa classifica.

Il rapporto fa notare che “i migranti hanno contribuito alla crescita della popolazione in Nord America e Oceania e senza migranti la popolazione europea sarebbe diminuita dal 2000 al 2015”. E si rileva, ad esempio, che se l’Asia è il primo continente nel quale la gente lascia il proprio Paese (106 milioni su 258, primo Stato è l’India), il secondo è l’Europa (61 milioni). Cosa vuol dire? Che nel momento in cui si sbandiera un problema, quello indiscutibile dell’immigrazione, dell’accoglienza e dell’integrazione, si distoglie l’attenzione da un vero dramma generazionale, quello tutto europeo di dover “costringere” i suoi cittadini a cambiare aria. L’Europa, dunque, è diventato un hub internazionale in cui chi ci vive cerca di andar via e chi non ci vive brama una posizione sociale migliore rispetto a quella di partenza.

La rotta più seguita per i flussi migratori è quella che va dal Messico agli Stati Uniti (12,7 milioni di persone nel 201, erano 9,4 nel 2000), seguita a distanza da quella che va dall’India all’Arabia Saudita (3,3 milioni, erano 700mila). Spicca l’impennata, dovuta alla guerra, dei 3,3 migranti siriani che vivono in Turchia: una presenza che era pari a zero 17 anni fa. E anche in questo caso nessuna rotta, tra le prime 15 mondiali, conduce verso i Paesi Ue.

Daniele Dell'Orco
Daniele Dell'Orco

Daniele Dell’Orco è nato nel 1989. Laureato in Scienze della comunicazione presso l’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”. È direttore editoriale dei magazine online Cultora e Nazione Futura. È stato editorialista per La Voce di Romagna e dal 2015 è collaboratore del quotidiano Libero. Ha scritto “Tra Lenin e Mussolini: la storia di Nicola Bombacci” (Historica edizioni) e “Non chiamateli kamikaze“ (Giubilei Regnani). Dal 2015 è co-fondatore e responsabile dell’attività editoriale di Idrovolante Edizioni.

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