Corea, Cina, Iran: la nuova corsa agli armamenti prosegue, e l’orologio è a 150 secondi dall’Apocalisse
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Corea, Cina, Iran: la nuova corsa agli armamenti prosegue, e l’orologio è a 150 secondi dall’Apocalisse

Corea, Cina, Iran: la nuova corsa agli armamenti prosegue, e l’orologio è a 150 secondi dall’Apocalisse

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Un orologio simbolico per misurare quanto manca alla fine del mondo. Il Doomsday Clock (Orologio dell’apocalisse) è stato ideato dell’Università di Chicago nel 1947. A manovrarlo sono gli scienziati del Bulletin of the Atomic Scientists, tra cui quindici premi Nobel. La mezzanotte segna la fine del mondo. Ogni volta che la lancetta dei minuti si avvicina alla fatidica ora ‘X’, l’apocalisse diventa più concreta. L’orologio fu impostato per la prima volta a 7 minuti dalla mezzanotte, dopo i bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki.

La massima vicinanza alla mezzanotte (2 minuti) è stata raggiunta nel 1953, dopo i test di armi termonucleari da parte di Usa e Urss, e mantenuta fino al 1960. La massima distanza dalla fine del mondo è stata di 17 minuti, nel 1991, quando finì la guerra fredda e Russia e Stati Uniti cominciarono a ridurre gli arsenali nucleari. L’Orologio era fermo dal 2015 alle 23,57. La decisione di avanzare la lancetta dei minuti è derivata dall’accresciuta inquietudine circa le sorti del Pianeta a causa “del forte aumento del nazionalismo nel mondo, delle dichiarazioni del presidente Donald Trump sulle armi nucleari, del riscaldamento climatico, del deterioramento della sicurezza mondiale in un contesto di tecnologie sempre più sofisticate così come di una crescente ignoranza delle competenze scientifiche”.

In addizione, la politica estera di Kim Jong-Un, della Russia di Putin e della Cina di Xi Jinping, contribuiscono a rendere lo scontro tra potenze nucleari sempre più vicino. Senza contare l’Iran. A proposito di Corea, “Il dittatore Kim ha fatto una scelta che ha portato il mondo più vicino alla guerra, non più lontano”. Durante la riunione d’emergenza del Consiglio di Sicurezza, convocata dopo il lancio di un nuovo missile balistico intercontinentale da parte di Pyonyang, le parole dell’ambasciatrice degli Stati Uniti all’Onu, Nikki Haley, sono nette.

Quello testato sarebbe un nuovo modello di missile, ribattezzato “Hwasong-15”, che in coreano vuol dire ‘Marte-15’. La testata avrebbe volato per 950 chilometri raggiungendo un’altezza massima di 4.475 chilometri. Dati che sono in linea con quelli fatti circolare da Seul, Washington e Tokyo e che indicano che si tratta della maggiore altezza mai raggiunta finora da un missile nordcoreano. Si tratta, dunque, dell’ennesimo avanzamento del programma nucleare del regime.

Per non parlare poi degli arsenali cinesi. Entro la metà del prossimo anno il missile balistico intercontinentale di nuova generazione Dongfeng-41, entrerà ufficialmente in servizio con la Forza Strategica Missilistica della Cina. È quanto si legge in un editoriale pubblicato sul tabloid Global Times, prodotto dal quotidiano ufficiale del Partito Comunista Cinese. Il Global Times rispecchia la posizione del governo centrale cinese. “Il missile può colpire ogni angolo della terra, permettendo alla Cina di contrastare qualsiasi attacco nucleare sul paese”.

Dalla fine della guerra fredda, insomma, non solo le minacce non sono affatto diminuite, ma sono aumentati i potenziali pericoli, e le supernazioni vogliose di mettere le mani sull’arsenale nucleare più all’avanguardia del mondo. In filosofia e in sociologia si ritiene spesso che ordigni del genere, in realtà, rappresentino il modo più efficace di mantenere la pace. La sola minaccia dell’utilizzo è sufficiente per risolvere le questioni diplomatiche. Resta solo da capire, allora, chi riuscirà a produrre il deterrente migliore.

Daniele Dell'Orco
Daniele Dell'Orco

Daniele Dell’Orco è nato nel 1989. Laureato in Scienze della comunicazione presso l’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”. È direttore editoriale dei magazine online Cultora e Nazione Futura. È stato editorialista per La Voce di Romagna e dal 2015 è collaboratore del quotidiano Libero. Ha scritto “Tra Lenin e Mussolini: la storia di Nicola Bombacci” (Historica edizioni) e “Non chiamateli kamikaze“ (Giubilei Regnani). Dal 2015 è co-fondatore e responsabile dell’attività editoriale di Idrovolante Edizioni.

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