Vittorio Brumotti smaschera l’illusione dell’integrazione e la sconfitta delle istituzioni
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Vittorio Brumotti smaschera l’illusione dell’integrazione e la sconfitta delle istituzioni

Vittorio Brumotti smaschera l’illusione dell’integrazione e la sconfitta delle istituzioni

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Beato quel paese che non ha bisogno di eroi. Non che Vittorio Brumotti sia un novello Batman, intendiamoci. Ma certo con i tempi che corrono di giornalisti disposti ad “andarsi a cercare” qualche ramazzata per denunciare con la telecamera accesa le zone d’ombra di alcune delle principali città italiane, diventate piazze di spaccio a cielo aperto, non ce ne sono molti. E il punto è che, di temerari così, non dovrebbero nemmeno essercene.

Dopo la brutale aggressione subita da parte di un gruppo di stranieri ai danni della troupe di “Striscia la Notizia“, capitanata da Brumotti, al parco della Montagnola di Bologna, luogo famoso per essere centrale di spaccio di droga, il ciclobiker è di nuovo finito nel mirino dei pusher davanti alla stazione di Padova. Qui Brumotti è stato accerchiato e aggredito da un trentina di persone dedite allo spaccio, che hanno preso di mira lui e gli operatori, tra sputi, schiaffi e una bottiglia scagliata che poteva fare seriamente male a qualcuno. A colpire, in questo secondo servizio, sono le reazioni di alcuni dei passanti. Uno dei quali, italianissimo e in sella alla sua radical chicchissima bicicletta, passa a gran velocità schiaffeggiando il cameraman. A difesa dei poveri immigrati costretti a spacciare droga per mettere insieme il pranzo e la cena (e l’iPhone X).

Nonostante il tempestivo intervento delle forze dell’ordine, che comunque praticamente mai riescono ad identificare qualcuno, il segnale è chiaro: serve ormai che siano i cittadini comuni, siano essi professionisti della comunicazione o semplici innamorati delle proprie città, a dover mettere in qualche modo a disagio queste pratiche diventate la norma. E che danno vita, a modo loro, a nuovi racket, nuovi gruppi criminali locali che si spartiscono il controllo del territorio, nuove mafie (come quella, potentissima, di nigeriani).

Brumotti e gli operatori di Striscia faranno anche il loro mestiere, avranno anche delle ottime assicurazioni, ma almeno per 20 minuti riescono a mettere in fuga, megafono alla mano, decine di spacciatori. In attesa che le istituzioni smettano di parlare di ius soli e leggi Fiano varie e inizino a prendere davvero sul serio il degrado che colpisce anche le più benestanti tra le nostre città, la speranza è che super-Brumotti riesca a sgominare intere bande di “risorse”. Alle quali, le mancette per l’accoglienza, è evidente che non bastino più.

Daniele Dell'Orco
Daniele Dell'Orco

Daniele Dell’Orco è nato nel 1989. Laureato in Scienze della comunicazione presso l’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”. È direttore editoriale dei magazine online Cultora e Nazione Futura. È stato editorialista per La Voce di Romagna e dal 2015 è collaboratore del quotidiano Libero. Ha scritto “Tra Lenin e Mussolini: la storia di Nicola Bombacci” (Historica edizioni) e “Non chiamateli kamikaze“ (Giubilei Regnani). Dal 2015 è co-fondatore e responsabile dell’attività editoriale di Idrovolante Edizioni.

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