Ostia, gli elettori votano M5S nonostante il nulla targato Raggi: i populismi tornano ad avanzare
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Ostia, gli elettori votano M5S nonostante il nulla targato Raggi: i populismi tornano ad avanzare

Ostia, gli elettori votano M5S nonostante il nulla targato Raggi: i populismi tornano ad avanzare

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Giuliana Di Pillo, con un 60,09 a 39,91 per cento (100 sezioni su 183), sarà il «minisindaco» del porto di Roma che è un quartiere con i numeri da grande città e questo segna problemi e contraddizioni. L’affluenza finale è il 33,6%, vale a dire 62.378 elettori su 185mila, tre punti percentuali in meno rispetto al primo turno. Con punte record di astensione, come quella della sezione di Tor De Cenci: due soli votanti su 988 iscritti. La testata con cui Roberto Spada ha abbattuto il giornalista di Nemo Daniele Piervincenzi non ha aiutato Monica Picca, candidata del centrodestra. In modo del tutto indiretto ha permesso ai grillini di far dimenticare i fallimenti romani della Raggi, e di votare in massa anche al secondo turno. La risposta degli elettori allo sporco e alla malavita di Ostia è dunque affidarsi al populismo dei Cinque Stelle.

La candidata di Fratelli d’Italia è arrivata a commentare a caldo che “CasaPound e gli Spada hanno votato per il M5S, come dimostrano i 1.000 voti in più guadagnati all’Idroscalo”, beccandosi a stretto giro il rimbrotto del capogruppo pentastellato in Campidoglio, Paolo Ferrara: “Illazioni, cominciassero a lavorare”. Che i pentastellati abbiano raccattato parecchi voti altrove è un dato di fatto. In due settimane sono passati da 19.777 voti a 35.691 voti, guadagnandone la bellezza di 16.000, ma forse il tema centrale è proprio questo. A una parte della cittadinanza non interessa più votare la vecchia politica, a prescindere da partiti e candidati. A a un’altra parte della cittadinanza i risultati non interessano più. Un anno di amministrazione Raggi non ha fatto che creare disastri, ma ogni occasione di voto è buona per preferire il M5S, o magari CasaPound come accaduto al primo turno, a tutti gli altri.

Ora che l’attenzione mediatica sul litorale romano, gioco forza, calerà, cosa ne sarà di Ostia? I due anni di commissariamento hanno lasciato forti dubbi fra gli ostiensi, molti dei quali nonostante la forte partecipazione alle due manifestazioni antimafia organizzate nei giorni scorsi continuano a negare (o a sminuire) la presenza della mafia sul territorio. Un sentimento su cui soffia il fuoco di alcune televisioni locali, le quali anche la sera dello spoglio hanno tacciato i media nazionali di “complotto mediatico”. Tutto ciò nonostante le sentenze e le carte della magistratura certifichino la forte presenza della criminalità organizzata nel tessuto territoriale (gli Spada, ma anche i Fascianie i Triassi).

La ricetta pentastellata per riconquistare la fiducia dei residenti prevede un pacchetto di provvedimenti. Prima di tutto il Pua, piano di utilizzo degli arenili, lasciato in dote dal prefetto antimafia Domenico Vulpiani. L’obiettivo è riordinare il complesso sistema di concessioni, 71, con cui i balneari si sono spartiti le spiagge fino a questo momento. Poi c’è la promessa di Di Pillo: “Abbatteremo il lungomuro”. Uno slogan elettorale che tutti, dal centrodestra al Pd, avevano fatto proprio e che ora va concretizzato a colpi di ruspe e demolizioni. Non sarà semplice: ricorsi al Tar e manifestazioni dei titolari dei lidi sono dietro l’angolo.

Daniele Dell'Orco
Daniele Dell'Orco

Daniele Dell’Orco è nato nel 1989. Laureato in Scienze della comunicazione presso l’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”. È direttore editoriale dei magazine online Cultora e Nazione Futura. È stato editorialista per La Voce di Romagna e dal 2015 è collaboratore del quotidiano Libero. Ha scritto “Tra Lenin e Mussolini: la storia di Nicola Bombacci” (Historica edizioni) e “Non chiamateli kamikaze“ (Giubilei Regnani). Dal 2015 è co-fondatore e responsabile dell’attività editoriale di Idrovolante Edizioni.

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