I trasporti a Roma sono al collasso, ma per i sindacati Atac il problema sono le ore di lavoro e i badge
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I trasporti a Roma sono al collasso, ma per i sindacati Atac il problema sono le ore di lavoro e i badge

I trasporti a Roma sono al collasso, ma per i sindacati Atac il problema sono le ore di lavoro e i badge

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Incremento dell’orario di lavoro per autisti e macchinisti dal primo gennaio 2018, almeno 400 amministrativi riconvertiti alle attività dirette di supporto all’esercizio, incremento strutturale di 100 risorse da impiegare come controllori, turni su 24 ore per la manutenzione, premi in denaro per le multe incassate. Sono questi alcuni dei punti dell’ipotesi di accordo proposta da Atac ai sindacati relativamente al piano industriale per il concordato, che Paolo Simioni, presidente e Ad di Atac, ha illustrato ieri, mercoledì, alle segreterie territoriali dei sindacati.

Nonostante l’azienda abbia i giorni contati ed entro poche settimane debba depositare il piano industriale definitivo presso il Tribunale fallimentare, affinché la procedura “salva Atac” possa proseguire, diverse sigle sindacali sono uscite inferocite dall’incontro con i vertici aziendali e capitolini, alcune delle quali hanno minacciato di “fermare la città” e di creare un caos tale “da costringere il Governo a intervenire con il commissariamento della municipalizzata”. “Solo 2 parole: blocchiamo Roma”, ha scritto su Facebook Claudio De Francesco, segretario della Faisa Confail e uno dei leader dello sciopero bianco del “luglio nero”, quello che nel 2015 costò la poltrona all’allora assessore Guido Improta e contribuì a far precipitare le quotazioni del sindaco Ignazio Marino.

Secondo la proposta, la durata complessiva del turno di un autista dovrebbe salire da 6 ore e 30 minuti a 7 ore a 15 minuti, “con azzeramento immediato dell’indennità correlata ai cosiddetti turni lunghi”, visto che i conducenti prendono 10 euro in più ogni volta che il loro turno raggiunge il massimo della durata. I macchinisti delle metropolitane dovranno invece portare l’orario di lavoro settimanale a 39 ore effettive, che dovrà essere raggiunto “ come media nell’arco di 26 settimane”.

Autisti, macchinisti e capotreno, inoltre, verranno inseriti all’interno di “specifici progetti di job rotation” e potranno essere assegnati ad attività diverse della guida, come la verifica o addirittura la vendita dei biglietti, a cui tuttavia saranno assicurate delle “premialità” non meglio specificate nella proposta. Ben specificate invece le indennità per il controllo dei titoli di viaggio (7 euro al giorno con una frequenza di 4 giorni al mese) e di premialità (2,5 euro per ogni multa effettivamente incassata entro 5 giorni).

Per tutta risposta, per venerdì è fissato uno sciopero dei sindacati di base “contro il concordato”. Una municipalizzata che ha creato un buco da 8 miliardi in 15 anni, e che solo nel 2016 ha perso 216 milioni, non può più permettersi di rifiutare proposte simili. Al netto del fatto che i trasporti pubblici romani sono al collasso da tempo, e che quindi una riorganizzazione aziendale per migliorare la fruibilità dei servizi e provare ad entrare dal punto vista tecnico e tecnologico nel terzo millennio (al pari dei sistemi di trasporto di tutte le capitali del mondo) sia necessaria, a prescindere dal disastro finanziario degli ultimi vent’anni.

Daniele Dell'Orco
Daniele Dell'Orco

Daniele Dell’Orco è nato nel 1989. Laureato in Scienze della comunicazione presso l’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”. È direttore editoriale dei magazine online Cultora e Nazione Futura. È stato editorialista per La Voce di Romagna e dal 2015 è collaboratore del quotidiano Libero. Ha scritto “Tra Lenin e Mussolini: la storia di Nicola Bombacci” (Historica edizioni) e “Non chiamateli kamikaze“ (Giubilei Regnani). Dal 2015 è co-fondatore e responsabile dell’attività editoriale di Idrovolante Edizioni.

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