Una Manovra “elettorale”: licenziare costa di più, l’Iva (per ora) resta la stessa e aumentano gli 80 euro
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Una Manovra “elettorale”: licenziare costa di più, l’Iva (per ora) resta la stessa e aumentano gli 80 euro

Una Manovra “elettorale”: licenziare costa di più, l’Iva (per ora) resta la stessa e aumentano gli 80 euro

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Se è vero che il politico pensa alle prossime elezioni mentre lo statista ai prossimi vent’anni, allora di statisti ne saranno pur pieni i libri di storia, ma meno il Parlamento. La Manovra “elettorale” studiata per rimandare i problemi strutturali e finanziari mettendoli nelle mani del prossimo esecutivo (qualunque esso sia) ne è una dimostrazione. La legge di Bilancio rinvia al 2019 il possibile aumento delle aliquote Iva da 15,7 miliardi. L’Iva al 22%, invece, aumenterà di 2,2 punti percentuali dal primo gennaio 2019, di ulteriori 0,7 punti percentuali a decorrere dal primo gennaio 2020 e di un altro 0,1 percentuale a decorrere dal primo gennaio 2021.

Un’estensione di 600 euro annui al tetto di reddito del bonus da 80 euro (salito da 24.000 a 24.600 euro e da 26.000 a 26.600 euro) permetterà invece agli statali che superano la soglia dei 26mila euro di reddito di non perdere il diritto all’assegno per l’effetto degli aumenti del rinnovo contrattuale di 85 euro lordi mensili. Un provvedimento che alle casse dello Stato costerà 210,8 milioni ma evita di giocarsi il consenso di più di un elettore.

Tornano le agevolazioni fiscali sugli abbonamenti del trasporto pubblico, in particolare sui titoli di viaggio di servizi locali, regionali e interregionali per un importo non superiore a 250 euro. Sconti anche sulle somme erogate o rimborsate dal datore di lavoro o sulle spese sostenute direttamente dal datore di lavoro per l’acquisto degli abbonamenti per il tpl regionale e interregionale del dipendente e familiari.

Raddoppia, invece, la tassa sui licenziamenti che le imprese versano per la cassa integrazione. Per ogni licenziamento effettuato nell’ambito di una procedura collettiva, la somma dovuta dal datore di lavoro, passa dal 41% all’82% del massimale mensile di Naspi (la nuova indennità di disoccupazione) per ogni dodici mesi di anzianità aziendale negli ultimi tre anni. Dagli attuali 1.470 euro si sfiorano i 2.940 euro. Salta il bollo del 2 per mille sulle polizze vita e viene ridotto di circa 756 milioni di euro nel biennio 2018-2019 il fondo per la riduzione della pressione fiscale.

La cedolare secca al 10% per gli affitti a canone concordato non sarà strutturale ma sarà prorogata al prossimo biennio. Una new entry che piacerà ai pollici verdi è il bonus giardini: una detrazione al 36% su una spesa massima di 5mila euro per sistemare a verde aree scoperte, ma anche per realizzare pozzi, coperture a verde e giardini pensili. Confermati il bonus per l’energia, per le ristrutturazioni e per l’acquisto di mobili (fino a 10mila euro) ed elettrodomestici. L’ecobonus del 65% scenderà al 50% per gli infissi, le schermature solari e le sostituzioni di caldaie a condensazione.

Due misure sensibili sono invece lo sconto al 19% per chi sottoscrive una polizza contro i danni di un terremoto, un bell’assist fornito a chi avrà meno ragioni per ristrutturare un secondo immobile in aree a rischio sismico, mentre viene avviato il taglio del 50% dei contributi previdenziali per 3 anni con un massimale di 3mila euro l’anno per l’assunzione di under 30 (e limitatamente al solo 2018 anche per gli under 35).

Daniele Dell'Orco
Daniele Dell'Orco

Daniele Dell’Orco è nato nel 1989. Laureato in Scienze della comunicazione presso l’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”. È direttore editoriale dei magazine online Cultora e Nazione Futura. È stato editorialista per La Voce di Romagna e dal 2015 è collaboratore del quotidiano Libero. Ha scritto “Tra Lenin e Mussolini: la storia di Nicola Bombacci” (Historica edizioni) e “Non chiamateli kamikaze“ (Giubilei Regnani). Dal 2015 è co-fondatore e responsabile dell’attività editoriale di Idrovolante Edizioni.

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