La rivoluzione della società gentile La civiltà è gentilezza
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La rivoluzione della società gentile La civiltà è gentilezza

La rivoluzione della società gentile La civiltà è gentilezza

C’è bisogno di un rinnovamento ben più profondo di quello che si è soliti immaginare e auspicare affinché il presente diventi più gradevole e il futuro promettente.
È evidentemente necessario ripescare dalla memoria, dalla storia, dalla civiltà, da quell’epoca mitica nella quale la società ambiva ad essere “gentile” quale senso unico e nobile del vivere comunitario.
Sento spesso, invece, parlare di società “civile” tout court, quale tassello determinante per il restyling della classe dirigente e del fare politica.
Questa definizione di società civile mi crea qualche perplessità perché constato giornalmente come l’esserne parte non deponga automaticamente a favore dell’esistenza di tutte quelle doti di cui l’amministratore pubblico dovrebbe essere in possesso.
Sicuramente certa società civile è poco “gentile”, spesso orientata spasmodicamente verso il potere, esattamente allo stesso modo e forse con più ambizione e foga di quella classe politica di professione che vuole soppiantare in nome del merito e del senso di responsabilità.
La società civile destinata al fallimento è quella che ambisce unicamente a rinnegare se stessa ed è disposta a naufragare dolcemente in un mondo al quale, col senno del poi, faceva occhiolino in tempi non ancora sospetti.
Una società non gentile è quella che senza tentennamenti dismette tutto ciò che ha creato pensando di poter avere molto di più in altri ambiti e che archivia, senza senso di appartenenza e di attaccamento, quello che l’ha resa civile e per certi fini interessante.
È poco “gentile” colui che abdica alla propria storia, e identità in cambio di una posizione di potere nelle istituzioni.
È un rivoltante cambio di rotta non tanto dissimile poi dal cambio di casacca di alcuni politici per i quali si invoca il vincolo di mandato.
È “gentile” invece chi sente veramente nascere in sé uno spirito di abnegazione verso il proprio Paese e chi è disposto a dare più che a ottenere.
Quelli della società civile del tipo gentile che si mettono autenticamente a disposizione del bene comune rinunciano al proprio interesse con autentico senso del sacrificio dopo ragionamenti sofferti e ponderati.
Sono quelli, per esempio, che convocano le proprie famiglie e chiedono loro sostegno e stimolo, sono quelli inevitabilmente preoccupati dal contatto con un mondo spesso “incivile”, non gentile e distante anni luce dal proprio essere, sono quelli che devono riorganizzare la propria vita sentendosi in difetto per quanta sana e bella quotidianità si perderanno con moglie, marito, figli e amici.
Sono “quelli che se dicono sì” dopo tutto quello che mettono in gioco e che perdono e sono disposti a perdere sono degli eroi.
“Eroi gentili” prima ancora che civili che potranno far sorgere quel sentimento di orgoglio ed emulazione attraverso l’esempio di una aprioristica e certa rinuncia a qualcosa di molto importante.

@PetteneAnna

Immagine tratta  dal Watzup di Chicca, amica gentile.

Anna Pettene
Anna Pettene

Classe 1974, pavese di nascita e residente a Genova. Sposata e madre di Francesco, Giulia, Vittorio. Mi sono laureata in Giurisprudenza all’Università di Pavia. Sono Avvocato. Ho conseguito un Master in Mediazione Familiare all’Università di Genova perché credo che separazione e divorzio possano essere affrontati senza conflitti mettendosi dalla parte dei figli. Penso fermamente che lo stesso principio possa funzionare anche per la politica, adottando un’altra prospettiva, cioè a fianco e a servizio dei cittadini e di chi ha più bisogno. Amo le buone letture, il golf, i viaggi, la pizza e la compagnia allegra degli amici. Detesto il pensiero unico e conforme.

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