L’istinto primordiale ai giorni nostri
Attualità / Blog / Società / L’istinto primordiale ai giorni nostri
L’istinto primordiale  ai giorni nostri

L’istinto primordiale ai giorni nostri

AttualitàBlogSocietà

 

La frase del Senatore di Ala, Vincenzo D’Anna, ha indignato parecchie donne (e non solo) per il suo contenuto choc.
Ha affermato che il corpo della donna è oggetto di desiderio e che occorre essere caute nell’esibirlo perché potrebbe attivare l’istinto primordiale del maschio.
È scoppiato il caso, si è gridato allo scandalo, con tanto di minacce pesanti e per un paio di giorni non si è parlato d’altro.
Da più fronti accuse di sessismo e delle più tremende responsabilità.
Forse ha detto una cosa vera facendo i conti anche con il proprio istinto primordiale manifestato qualche mese fa, con grande eloquenza, in Parlamento mentre mimava un rapporto sessuale orale all’indirizzo di una deputata pentastellata, fatto che gli ha comportato cinque giorni di sospensione.
La responsabilità più grossa di D’Anna a parer mio, tralasciando la volgarità dell’episodio successo sugli scranni in Aula, è che non ha fatto i conti con il modo a senso unico di ragionare e di vedere le cose nella società moderna.
Ci si scandalizza di tutto e di niente.
Ci si sente offesi dal nulla e di ogni cosa si fanno questioni da far valere a livello politico e purtroppo non si analizzano i fatti.
Ormai ci sono stupri praticamente tutti i giorni tanto da potersi parlare a buon diritto di emergenza sicurezza e la maggior parte della gente continua a pensare di vivere in un mondo di Hello Kitty fatto di confetti rosa e marshmallows.
Occorre un bagno di realtà di modo che le parole del senatore non sembrino così tanto “esagerate”, termine odioso con il quale vengono liquidati molti tentativi di pensarla diversamente dalla massa lobotomizzata o anestetizzata.
È indubbio che, davanti a persone fameliche di sesso oppure abituate a prendersi la donna come si mangia un frutto dall’albero o per “civiltà” a vederla come un oggetto o, peggio, come un misuratore di virilità o di potenza o oggetto sacrificale, la femminilità come la vediamo noi persone civili con certi percorsi imposti dalla società, legalità, religione, morale, dalle convenzioni, non sia percorribile.
Se continuiamo a insistere con certe evidenze che vada tutto bene continueremo a non vedere il problema per quello che è, a non agire adeguatamente e rimanere senza difesa.
L’uomo inteso come maschio (ma poi si può allargare discorso per altre categorie di intoccabili quali la madre, il padre…che ogni volta che li tocchi in un certo modo realistico apriti cielo!) può essere ferino, spinto da un istinto animale irrefrenabile, violento, primitivo verso la donna con un impulso non addomesticato da millenni di civiltà e da campagne di sensibilizzazione e cultura di genere.
Tornando alla questione dalla quale siamo partiti e guardando a quello che sta capitando, auspico che la donna debba prendersi cura maggiormente della propria incolumità e sicurezza.
In che modo?
Innanzitutto non ululando con i lupi e smettere di individuare in chi evidenzia le cose un nemico o un ” esagerato “.
Prendere atto di quella che è la terribile cronaca quotidiana e fare delle scelte responsabili e sicure.
Per esempio, tornando a casa la sera farsi accompagnare sotto casa, evitare luoghi che possano prestarsi ad agire indisturbati, vestirsi come si vuole e piace ma mai se si deve fare a piedi da sola una via isolata o un tratto di centro storico a maggioranza multietnica.
Si deve sapere che esattamente come in natura, e da essa ci siamo allontanati decidendo di non avere solidi riferimenti, ci sono dei segnali, dei colori, delle temperature, che variano al momento dell’attacco.
Coglierli e sviluppare quell’istinto, anche quello primordiale e ancestrale, che abbiamo quasi azzerato convincendoci di essere sicuri al di là di ogni rischio e pericolo evidente.
L’istinto ci porta a fare delle scelte sulla base dei segnali della realtà.
L’istinto non si basa sul pensiero unico, sul buonismo, sull’edulcorazione ma si attiva in presenza di cose e situazioni reali.
Può essere l’istinto di usare violenza verso una persona indifesa che ne risveglia la brutalità e la voglia di possederla o l’istinto di difesa, di sopravvivenza, di mascherarsi, di occultarsi alla vista di chi, inequivocabilmente, potrebbe essere un pericolo.
Basta quindi non delegare la nostra vita e incolumità a nessuno soprattutto quando si percepisce che la situazione è più grave e seria di quanto ci venga descritta e proposta.
Solo noi donne possiamo applicare alla nostra quotidianità quegli accorgimenti e strategie che connotano la nostra forma mentis e indole.
Il resto è solo sterile polemica.
Anche no grazie.

@PetteneAnna

Foto da Google immagini; olio su tavola di Antonio Ligabue, Autoritratto con spaventapasseri

 

Anna Pettene
Anna Pettene

Classe 1974, pavese di nascita e residente a Genova. Sposata e madre di Francesco, Giulia, Vittorio. Mi sono laureata in Giurisprudenza all’Università di Pavia. Sono Avvocato. Ho conseguito un Master in Mediazione Familiare all’Università di Genova perché credo che separazione e divorzio possano essere affrontati senza conflitti mettendosi dalla parte dei figli. Penso fermamente che lo stesso principio possa funzionare anche per la politica, adottando un’altra prospettiva, cioè a fianco e a servizio dei cittadini e di chi ha più bisogno. Amo le buone letture, il golf, i viaggi, la pizza e la compagnia allegra degli amici. Detesto il pensiero unico e conforme.

Commenti

Newsletter

Articoli Recenti

Il Centro Studi è un luogo d’incontro e di confronto per quanti credono nel decisivo valore dell’impegno personale, sociale e culturale una zona franca libera da vincoli e dall’imposizione dei “pensieri dominanti”.

Newsletter