La cultura della prevenzione.
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La cultura della prevenzione.

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È un concetto essenziale e di facile comprensione sulla carta.
L’attuazione pratica, tuttavia, non è così scontata.
A questa conclusione giungiamo sempre successivamente a una tragedia, una sciagura, una strage dando vita a una insopportabile cronaca di una morte annunciata.
Oggi è il momento di piangere i morti (otto ma ci sono diversi dispersi) a Livorno, vittime di una bomba d’acqua che ha scaricato la sua potenza inaudita di 400 ml di pioggia a terra.
Precedentemente è stata la volta della calamità a Ischia, ove cause naturali si sommano a problemi strutturali e infinite responsabilità umane.
Ma prima, innumerevoli casi di frane, valanghe, terremoti, crolli, alluvioni, esondazioni che fanno capire che la prevenzione deve diventare la regola da applicare nel quotidiano da parte degli amministratori delle città e delle regioni, delle istituzioni in generale, delle forze dell’ordine, degli operatori sanitari, dei cittadini, etc…
Ognuna di queste categorie, richiamate genericamente a titolo di elenco non esaustivo, deve fare la propria parte.
Quindi anche noi non possiamo limitarci ad aspettare, a guardare e a subire le conseguenze dell’amaro far niente di chi magari dovrebbe agire ma omette di farlo per incapacità, leggerezza, menefreghismo o quasi per scommessa, accettando il rischio che nulla succeda.
Visto che nelle ipotesi sopra richiamate è in gioco la vita e la incolumità della gente, non è pensabile, dinanzi a un’ Italia che fa acqua da tutte le parti e dopo mille tragiche evidenze, una delega in bianco; la conclusione è che non ci si può fidare e affidare totalmente.
Occorre anche educare se stessi a decifrare i segni evidenti che la natura offre copiosi e orientare i nostri comportamenti quotidiani iniziando a fare delle scelte responsabili.
Le istituzioni devono strutturarsi per affrontare le emergenze prima che si verifichino e devono prevedere l’imprevedibile usando una cautela maniacale per garantire la messa in sicurezza di luoghi, cose e persone.
Quindi, ben vengano allerte meteo arancioni e rosse che magari poi non erano così arancioni e rosse.
Al massimo avremo perso una partita allo stadio e una giornata di scuola in cui sorbirci i nostri bambini annoiati e lagnosi ma guadagnato enormemente in vite umane.
Logico e obbligatorio è il piano enorme ed ambiziosissimo di mettere in sicurezza l’Italia dai vari rischi di dissesto che la caratterizzano quale territorio variegato fatto di mari, fiumi e montagne con borghi arroccati su alture o rocce a picco sul mare.
Se tutto va bene questi sono i paesi della nostra storia, identità, ricchezza paesaggistica e culturale.
Sono i luoghi che fanno grande e unica l’Italia in tutto il mondo e che ispirano poesie, romanzi, quadri e canzoni.
Se qualcosa va male, però, diventano lo specchio del degrado, dell’incuria, dell’abusivismo, della corruzione che ci dipinge agli occhi del mondo come un Paese di artisti, poeti, scultori, marinai ma anche delinquenti, mafiosi e speculatori.
Leggendo le tragiche notizie di questi giorni viene da dire che bene ha fatto la Regione Liguria a fare quello che ha fatto, mandando messaggi di allerta e sospendendo la partita di calcio Sampdoria Roma e a rimanere vigile tutto il giorno e la notte negli uffici di competenza.
Troppo comodo solo quando il cielo fa spazio alla luce tra nuvole scure cariche di rabbia minacciosa dire che forse si poteva evitare tanto allarmismo.
Livorno è veramente a due passi da Genova e dalla Liguria e lì si è scatenato l’inferno che sappiamo.
Trascuriamo l’insensatezza anche di chi si aspettava una calamità a Genova per mettere alla prova la Regione e il Comune di Centro Destra e dimostrare teoremi politici/elettorali/populisti ma anche la sciaguratezza di chi invece utilizza la bomba d’acqua di Livorno per confermare, come se ce ne fosse ancora bisogno, l’incapacità delle amministrazioni pentastellate.
Queste cose non servono e aggiungono altro male.
L’unica soluzione da subito percorribile è prevenire e diffondere una cultura della prevenzione che garantisca libertà affinché le persone siano in grado di orientare le proprie scelte di vita con responsabilità e serenità.

@PetteneAnna

Foto tratta da Google immagini.

Anna Pettene
Anna Pettene

Classe 1974, pavese di nascita e residente a Genova. Sposata e madre di Francesco, Giulia, Vittorio. Mi sono laureata in Giurisprudenza all’Università di Pavia. Sono Avvocato. Ho conseguito un Master in Mediazione Familiare all’Università di Genova perché credo che separazione e divorzio possano essere affrontati senza conflitti mettendosi dalla parte dei figli. Penso fermamente che lo stesso principio possa funzionare anche per la politica, adottando un’altra prospettiva, cioè a fianco e a servizio dei cittadini e di chi ha più bisogno. Amo le buone letture, il golf, i viaggi, la pizza e la compagnia allegra degli amici. Detesto il pensiero unico e conforme.

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