L’assordante silenzio istituzionale sullo stupro a Rimini
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L’assordante silenzio istituzionale sullo stupro a Rimini

L’assordante silenzio istituzionale sullo stupro a Rimini

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Finché non si cambierà il punto di vista, tutto quello che accade non verrà compreso e non ci sarà mai una risposta emotiva adeguata. normale e per questo rassicurante.
L’ho scritto anche in Pro veritate Pro libertate.
E lo ripeto oggi dopo i fatti di Rimini, lo stupro di gruppo, e le inevitabili reazioni sui social.
I fatti purtroppo sono noti a tutti.
Una ragazza polacca stuprata.
Il suo fidanzato polacco pestato a sangue e rapinato.
Un transessuale peruviano violentato.
Quattro sono le bestie che hanno compiuto questi orribili fatti, probabilmente immigrati nord africani, forse marocchini e forse ancora responsabili, pochi giorni prima, di una rapina con tentata violenza su una donna italiana.
In ogni caso le indagini daranno contezza di chi sono gli autori di questo scempio e del nesso tra le due vicende.
Oltre i fatti, constatiamo un inverosimile silenzio assordante da parte di chi dovrebbe parlare e manifestare condanna ferma e inequivocabile verso i responsabili della brutale violenza, dando il via libera a tutte quelle azioni e reazioni che in uno Stato di Civiltà, di Diritto, di Solidarietà sono auspicabili e creano una sentita aspettativa tra i cittadini.
Parole che esprimono la necessità che certe azioni che contrastano con la legge, con l’umanità, con i valori della società, con la tutela delle donne, con i tanto nominati e sfruttati diritti civili delle minoranze siano contrastate ma prima ancora avversate sul piano morale e additate come ripugnanti, riprovevoli, schifose e che stessa definizione venga attribuita a chi le ha compiute.
Senza mezzi termini, senza distinguo.
Durezza e coerenza.
Invece, il vuoto lasciato da certe cariche dello Stato che se non vogliono vestire il ruolo istituzionale degno di uno Stato che condanna chi violenta una donna e un transessuale, perlomeno dovrebbero assumere un atteggiamento umano, suona veramente ripugnante e inaccettabile.
Una indifferenza così profonda e volgare da sfiorare il cinismo, la crudeltà, la complicità omissiva.
Dallo Stato nella sua visione antropomorfica ci si aspetta solidarietà, comprensione, prossimità e tutele.
Ne va della fiducia, della tenuta del patto sociale, della credibilità, del senso di sicurezza.
Una carica dello Stato deve essere portavoce dei valori dello Stato e del suo indice di umanità e di identità, deve rappresentare in modo autentico e onesto i cittadini, uomini, donne ed intervenire duramente, soprattutto, quando è scomodo farlo.
Chi entra nei confini nazionali deve rispettare tutto questo e osservare il patto sociale.
Dice bene Debora Serracchiani che uno stupro compiuto da un immigrato in Italia è un fatto ancora più grave perché dimostra che l’accoglienza non è ricambiata dal rispetto dei valori, leggi, tradizioni, conquiste civili e diritti di quello Stato che ti ospita, ti sfama e ti mantiene.
Debora Serracchiani, esponente di punta del PD, è stata criticata per le sue parole dal mondo della sinistra delle anime belle a senso unico.
Io le chiedo di parlare da donna prima che da politica su questa orribile vicenda e forare il muro di silenzio ipocrita buonista che ancora una volta spiazza chi chiede giustizia da destra e da sinistra.

Anna Pettene

@PetteneAnna

Anna Pettene
Anna Pettene

Classe 1974, pavese di nascita e residente a Genova. Sposata e madre di Francesco, Giulia, Vittorio. Mi sono laureata in Giurisprudenza all’Università di Pavia. Sono Avvocato. Ho conseguito un Master in Mediazione Familiare all’Università di Genova perché credo che separazione e divorzio possano essere affrontati senza conflitti mettendosi dalla parte dei figli. Penso fermamente che lo stesso principio possa funzionare anche per la politica, adottando un’altra prospettiva, cioè a fianco e a servizio dei cittadini e di chi ha più bisogno. Amo le buone letture, il golf, i viaggi, la pizza e la compagnia allegra degli amici. Detesto il pensiero unico e conforme.

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