Pro veritate pro libertate
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Pro veritate pro libertate

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Ci sarà mai la possibilità di raccontare un fatto libero da strumentalizzazioni e forzature ideologiche o, peggio, da coltri uniformanti dirimenti ogni pensiero autonomo meglio note sotto il nome di Pensiero Unico Buonista Rincoglionente?
Qualche anno fa ho letto un libro…”Sei cappelli per pensare”.
I cappelli, appunto, si classificavano in sei cromie distinte.
Ogni colore corrispondeva all’atteggiamento logico mentale di chi formula il ragionamento.
In sintesi, si spazia da una riflessione scevra da soggettività ed emotività (cappello bianco) a una invece connotata soggettivamente ( cappello rosso).
Nella prima c’è l’essenza.
Nell’ultima c’è la caratterizzazione condizionata/inficiata dal punto di vista del soggetto.
E questo punto di vista è decisamente immenso perché convoglia attorno a sé un mare di aspetti: pregiudizi, preconcetti, esperienza, formazione, origine territoriale, ideologia e orientamento sessuale, religioso, politico, appartenenza sociale, credo calcistico …
quindi, quando in gioco entra il sé, inevitabilmente un universo di dati e concetti influenza e dirige l’opinione.
A tal punto, sovente, da travolgere il fatto,prescindendone addirittura.
Capite che in questo modo si può fare a meno della verità come se fosse cosa marginale se non addirittura inutile o a lungo andare pericolosa?
Tutto diventa la prospettiva di chi analizza.
Tutto è relativo e tutto si rimpicciolisce o ingigantisce a seconda dell’effetto speciale sperimentato.
È come “meschinizzare” ( scusate il termine ma non mi veniva di meglio) la realtà e renderla a uso e consumo di chi intende portare a casa certi obiettivi.
E come ogni cosa soggetta alla legge consumistico-liberistica del mercato diventa manipolabile, fruibile, spendibile, negoziabile, obsolescente.
Si usa e si butta quando non serve o quando certi trend impongono che è tempo di cambiare.
Molti fatti di attualità vengono cavalcati per convenienza e utilità.
Spesso capita che anche circostanze rispetto alle quali ci sarebbe solo da stare in silenzio o in ascolto o in osservazione o da dire sì o no si prestino ad essere tutto e il contrario di tutto e diventino ragioni di bandiera, di sinistra o di destra.
Il centro che è l’essenza non viene preso in considerazione, tirato da un lato e dall’altro dai contendenti che a tutti i costi hanno a cuore solo di convincerti della bontà della loro idea.
Filtri e rumori impediscono di vedere e sentire.
La rarità oggigiorno di chi ti spiega, semplicemente raccontando le cose mettendo in fila date, azioni, conseguenze, eventi, numeri, risultati è pressoché assoluta.
Quei maestri che ti fanno le domande anziché spiegare sono praticamente in via di estinzione.
Oggi siamo arrivati al punto che ci stanno privando della libertà non solo di pensare ma anche di leggere le cose per come sono.
Addirittura la deriva e’ che non solo il pensiero autonomo fuori dal gregge sia divenuto impossibile ma anche vietato.
Reato è il pensiero libero.
Consentito il pensiero “facilitato” dalla visione globale politica economica del momento.
I maître à penser sono diventati dei fashion blogger che dettano le mode del pensiero asservito ai brand di stagione.
Questo epilogo è una sciagura da scongiurare con ogni mezzo.
In che modo?
Iniziare, ad esempio, a farsi una propria idea facendo tesoro delle evidenze dei fatti fidandosi di se stessi e del proprio fiuto e continuare a farsi sentire, a dare voce alla propria verità “scorretta “anche quando costa tanta fatica, energia e ti incanala controcorrente.
Chi pensa libero è un guastafeste.
È ingombrante e molesto pensare diverso.
Ci si abitua però alla parte del bastian contrario e ci si galvanizza nel mantenerla.
È segno di libertà.
Una buona guida per la lettura della realtà è l’applicazione della legalità rigida nel suo distinguo tra ciò che è giusto e sbagliato, legittimo e vietato, diritto e rovescio con controprova della legge del buon senso e della natura.
È giusto?
È corretto?
È normale?
Sono le domande molto basiche che mi faccio per capire come orientarmi dentro ai fatti.
Per esempio, sull’ultimo fatto di cronaca italiana dello sgombero di via Curtatone a Roma mi chiedo: l’occupazione abusiva di immobili privati da parte di chicchessia è giusta o sbagliata?
È corretto che la legge esiga la sua osservanza anche attraverso la forza pubblica?
È normale che chi ha torto finisca con l’avere ragione?
Forse in questo Paese a questa ultima domanda devo proprio rispondere SÌ ORMAI È COSÌ.

@PetteneAnna

Anna Pettene
Anna Pettene

Classe 1974, pavese di nascita e residente a Genova. Sposata e madre di Francesco, Giulia, Vittorio. Mi sono laureata in Giurisprudenza all’Università di Pavia. Sono Avvocato. Ho conseguito un Master in Mediazione Familiare all’Università di Genova perché credo che separazione e divorzio possano essere affrontati senza conflitti mettendosi dalla parte dei figli. Penso fermamente che lo stesso principio possa funzionare anche per la politica, adottando un’altra prospettiva, cioè a fianco e a servizio dei cittadini e di chi ha più bisogno. Amo le buone letture, il golf, i viaggi, la pizza e la compagnia allegra degli amici. Detesto il pensiero unico e conforme.

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