Non ci si può abituare, bisogna fare qualcosa
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Non ci si può abituare, bisogna fare qualcosa

Non ci si può abituare, bisogna fare qualcosa

All’Aquila conosciamo bene la differenza tra una scossa di terremoto 3.6, una 4.0, una 6.3 e una 6.5. Sappiamo cosa possono determinare ma anche che nel causare i danni ad un edificio la magnitudo non è tutto, esiste la profondità, la durata, l’accelerazione e poi il tipo di sottosuolo. Ma tante volte a fare la differenza è il tipo di costruzione e se di mezzo c’è “la carta pesta” oppure “la sabbia”, come si disse nel 2009 per il capoluogo abruzzese, beh c’è poco da dire.
Quante volte dopo L’Aquila, Amatrice e Norcia abbiamo sentito la parola “prevenzione”? Quante volte abbiamo sentito l’espressione “mai più”? E allora perché gli edifici continuano a cadere e le persone a morire sotto le macerie? Una scossa di 4.0 non può determinare ciò che ieri sera è accaduto a Ischia, non in un paese come l’Italia altamente sismico. I cittadini hanno il diritto di vivere nelle proprie abitazioni sereni, così come di andare in villeggiatura in strutture alberghiere sicure e costruite in luoghi al riparo da catastrofi naturali “prevedibili”. E qui da abruzzese penso alla tragedia di Rigopiano dello scorso gennaio. Proprio qualche giorno fa, quasi per caso, percorrendo una bellissima strada ai piedi del Gran Sasso mi sono imbattuta in una distesa immensa di alberi buttati giù sul terreno, uno scenario che si è aperto ai miei occhi in maniera improvvisa: era il luogo dove sorgeva l’Hotel Rigopiano, colpito e “sradicato” da una valanga creata da una scossa di terremoto (era il 18 gennaio 2017). Ancora oggi anche solo parlarne fa venire i brividi.
Dopo il terremoto del Centro Italia – proprio in questi giorni ricorre il primo anniversario del sisma di Amatrice (era il 24 agosto del 2016) – l’allora Governo Renzi iniziò a parlare di Progetto Casa Italia per mettere in sicurezza tutto il Paese. Ad aprile è stato presentato nel corso di una conferenza stampa un Piano per andare oltre l’emergenza e oltre la ricostruzione, con delle idee strategiche e condivise a lungo termine per la messa in sicurezza del territorio nazionale, per la cura e valorizzazione del patrimonio abitativo, del territorio e delle aree urbane.
Ci vorrà tempo, sicuramente. Ci vorranno risorse importantissime, assolutamente si. Ma partiamo perché affinché i danni gravissimi alle persone, alle infrastrutture, agli edifici, al patrimonio culturale e non ultime alle attività economiche, a cui i terremoti degli ultimi 8 anni dall’Aquila al Centro Italia passando per l’Emilia Romagna non si ripetano più, bisogna fare presto. Convivere con le continue scosse sismiche, come ormai all’Aquila facciamo dal dicembre 2008 è difficile ma possibile, convivere con la paura che possa accadere ancora qualcosa di estremamente grave no, non è possibile. Non ci si può abituare, bisogna fare qualcosa.

@LauraTinari

Foto da 3Bmeteo.com

Laura Tinari
Laura Tinari

Aquilana, classe 1982, laureata in Scienze della Comunicazione e poi un Executive Programme in Social Media Marketing & Communication alla LUISS Business School. Sono un’imprenditrice di prima generazione alla seconda sfida nel campo della comunicazione e social media manager. Sono esperta in Politiche di genere. Nel triennio 2014-2017 sono stata nella squadra di Presidenza dei Giovani Imprenditori Confindustria e continuo ad essere Vice-Presidente della Territoriale dell’Aquila. La vita mi sta insegnando il piacere del condividere idee e percorsi, la necessità di avere accanto persone motivate come me e la voglia di provare. Anche per questo ora lavoro in un co-working che co-gestisco. Adoro il pilates, che considero un metodo di allenamento per incoraggiare la concentrazione, e camminare in montagna, unico modo per ricomporre ogni pensiero.

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