Il mostro non dorme mai.
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Barcellona, 17 agosto 2017.
“Chi non vede la Rambla non vede la Spagna.”
Mi ha parlato così, subito dopo l’attacco terroristico di oggi, Rita la signora cilena che lavora da me con un figlio a Barcellona, terrorizzata dal non avere risposta ai numerosi, infiniti, eterni tentativi di contattarlo.
“Se risponde è vivo!”
Una risposta, la più importante di tutte.
È arrivata, ringraziando Dio!
Quella della voce di suo figlio, Pedro, salvo perché in quel momento si trovava in un’altra parte della città.
Chissà in quanti hanno provato e riprovato a telefonare ai propri figli, parenti, cari, amici in vacanza nella località catalana rimanendo col cuore in gola che non batte fino a quella fatidica risposta che se avviene equivale a una rinascita!
I morti sono stati 13 e i feriti più di 90.
Come al solito gli attentatori ti colpiscono senza preavviso, senza possibilità di previsioni, nella normalità di una giornata che viene spazzata via da una incontenibile e inimmaginabile furia omicida.
Giovedì 17 agosto, tardo pomeriggio, assolato, apparentemente tranquillo, una giornata di vacanza estiva.
Una Rambla aperta al turismo e ai cittadini rimasti in città.
Una fiumana di gente a passeggio.
Si materializza improvvisamente un furgone bianco sulla folla, scagliatosi a folle velocità, dopo aver fatto zig zag da un marciapiede all’altro, per fare più vittime possibili.
Seicento metri di percorso mortale.
Una corsa infernale che si lascia dietro vite umane, spezzate, offese, terrorizzate sull’asfalto.
Le immagini sono tremende perché tra i sopravvissuti c’è chi scappa, chi urla, chi non sa dove andare come una mosca impazzita sotto un bicchiere.
Questi siamo tutti noi.
Su FB ho postato la notizia dell’attentato e i commenti che mi hanno colpito di più sono quelli di persone che quel giorno, a quell’ora, in quel posto si trovavano proprio lì ma che sono scampati alla strage perché posizionati in un altro punto della passeggiata spagnola.
Sembra un film.
Vicino alla morte ma da spettatore.
Tuttavia, seguire i media, ascoltare le testimonianze, rende più o meno tutti spettatori di una scena che potenzialmente, ormai, può riguardare tutti nessuno escluso.
Neppure i bambini.
Come questo giovedì appena trascorso che diventa insieme a Nizza, Berlino, Londra, Stoccolma, una modalità nuova, “veicolare”, di compiere stragi in nome di Allah.
Iniziamo a sentirci tutti toccati da questo lutto che mina la libertà.
La nostra indistintamente.
Ancora una volta.
Amen.

@PetteneAnna

Anna Pettene
Anna Pettene

Classe 1974, pavese di nascita e residente a Genova. Sposata e madre di Francesco, Giulia, Vittorio. Mi sono laureata in Giurisprudenza all’Università di Pavia. Sono Avvocato. Ho conseguito un Master in Mediazione Familiare all’Università di Genova perché credo che separazione e divorzio possano essere affrontati senza conflitti mettendosi dalla parte dei figli. Penso fermamente che lo stesso principio possa funzionare anche per la politica, adottando un’altra prospettiva, cioè a fianco e a servizio dei cittadini e di chi ha più bisogno. Amo le buone letture, il golf, i viaggi, la pizza e la compagnia allegra degli amici. Detesto il pensiero unico e conforme.

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