“La morte che si porta via il figlio piccolo o giovane è uno schiaffo alle promesse, ai doni e sacrifici d’amore gioiosamente consegnati alla vita che abbiamo fatto nascere.” (Papa Francesco)
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“La morte che si porta via il figlio piccolo o giovane è uno schiaffo alle promesse, ai doni e sacrifici d’amore gioiosamente consegnati alla vita che abbiamo fatto nascere.” (Papa Francesco)

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Anche io, da ragazza, frequentavo discoteche e locali notturni; ogni tanto, ci vado ancora ma il più delle volte, a tarda notte, mi pento della scelta adatta a ragazzini al tempo della loro iniziazione notturna.
Mio figlio di diciannove anni, nel pieno della adolescenza, va abitualmente con gli amici e mi racconta di spintoni, pestaggi, risse scatenate da un nulla che diventa l’unica cosa per cui vivere o morire…uno shottino di troppo, una pasticca calata, uno sguardo o un urto alla persona sbagliata.
Ogni minima cosa diventa il pretesto per mettersi alla prova e dimostrare la propria forza infallibile sotto l’egida della legge del far west e del branco famelico.
Così, forse, deve essere stato per il ragazzo di Scandicci, Niccolò Ciatti, 22 anni, ucciso in una famosa discoteca di Lloret de Mar, nei pressi di Barcellona.
La dinamica rapida e frenetica, ripresa da un video diffuso in rete, dimostra che la vittima è stata tramortita da un gruppo di tre ragazzi russi tra i 22 e i 26 anni che hanno assestato colpi mortali sul giovane connazionale.
Uno di loro, con mosse marziali, l’ha finito con un calcio violento al viso e al cuore.
Una violenza degna di una bestia feroce.
Una malvagità disumana.
Una indifferenza raggelante quella dimostrata dagli astanti che disposti intorno all’arena hanno guardato la scena senza intervenire o, addirittura, riprendendo col telefonino il mortale pestaggio e lasciarlo al popolo della rete.
Ma che razza di società è questa?
Violenta e indifferente.
Malvagia e codarda.
Certamente sono comprensibili tutte le emozioni in un momento di incontenibile follia omicida come quello verificatosi nella località catalana.
Chi ha assistito sarà sicuramente rimasto paralizzato dalla ferocia dirompente di quei tre ragazzi ceceni e avrà avuto enormi difficoltà nell’attivare una adeguata reazione.
Tuttavia, gli spettatori erano tanti, troppi per non poter contare su una decina, almeno, di coraggiosi temerari altruisti disposti a unire le loro forze e a impedire il fatale destino di Niccolò!
Come è possibile tutto questo?
Una gioventù indifferente o immatura o senza più punti di riferimento e valori solidi?
Homo homini lupus?
Società liquida o addirittura evaporata?
È uno scenario bruttissimo per chi ha figli di questa età o in divenire di esserlo.
L’uscita dal nido di un figlio è già una prospettiva che per un genitore richiede adattamento e riorganizzazione.
Si sa, però, che dal nido vengono lanciati nel mondo, nel cielo, nell’universo, verso una nuova vita.
Li si sostiene nello spiccare il volo dell’indipendenza e della libertà.
Mai e poi mai un genitore può immaginare di lasciarli andare verso una tomba durante una serata di svago.

@PetteneAnna

Anna Pettene
Anna Pettene

Classe 1974, pavese di nascita e residente a Genova. Sposata e madre di Francesco, Giulia, Vittorio. Mi sono laureata in Giurisprudenza all’Università di Pavia. Sono Avvocato. Ho conseguito un Master in Mediazione Familiare all’Università di Genova perché credo che separazione e divorzio possano essere affrontati senza conflitti mettendosi dalla parte dei figli. Penso fermamente che lo stesso principio possa funzionare anche per la politica, adottando un’altra prospettiva, cioè a fianco e a servizio dei cittadini e di chi ha più bisogno. Amo le buone letture, il golf, i viaggi, la pizza e la compagnia allegra degli amici. Detesto il pensiero unico e conforme.

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