Immigrazione ed Emigrazione: la sfida del Secolo
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Immigrazione ed Emigrazione: la sfida del Secolo

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Cos’è l’immigrazione se non un processo naturale dell’umanità che adattandosi all’ambiente si muove nel nostro pianeta per latitudine e longitudine.
La complessità subentra quando le diverse civiltà, che nel mappamondo hanno saputo svilupparsi in maniera differente ad esempio per lingua, religione e costumi, abbandonano la propria terra per “coltivarne” una occupata già da un’altra civiltà, e così nascono i conflitti, prima di carattere spirituale, poi materiale, quando ci sentiamo minacciati di perdere il nostro “mondo di costumi e cose”.
Fuor di metafora è difficile pensare ad un mondo dove non si emigri e di conseguenza immigri. Ogni giorno ci spostiamo dal punto A ad un punto B, la somma di noi individui che ci spostiamo fanno un popolo che emigra, perché il loro ambiente è ostile o perché il nostro sembra più accattivante.
Leggo spesso elucubrazioni molto sterili di come si possa gestire questa ondata migratoria, a mio modo di vedere conseguenza spesso di politiche sciagurate perpetrate per secoli, che hanno depredato i paesi così detti colonizzati senza favorire l’accrescimento del benessere locale.
Ma, visto che i danni del passato sono irreversibili, l’unico esercizio utile che si possa svolgere è come trattare questa abnorme massa di persone disperate che approda sulle nostre coste. Una ricetta possibile e di cui non si è parlato molto, potrebbe essere di negoziare uno sconto sul debito pubblico dei paesi dove si concentrano i maggiori flussi migratori, imponendo alla autorità locali politiche repressive efficaci, magari con l’aiuto dei militari ONU schierati sulle coste o nelle rotte terrestri, contro i mercanti di persone, perché non si tratta solo di un grande dramma ma anche di un grande e sporco business.
Faccio fatica a comprendere una certa parte politica che vorrebbe respingere queste persone con muri, barricate o semplicemente portandoli nei porti di origine. E’ troppo tardi, semplicemente non devono partire. Semmai in aggiunta a quanto detto prima, si devono creare strutture di accoglienza nelle località di origine, o favorire lo sviluppo delle economie locali.
La colonizzazione dell’Africa Sub Sahariana da parte della Cina, senza che il mondo se ne stia accorgendo, circa 750.000 cinesi si sono già trasferiti in Africa negli ultimi dieci anni (si stima che 300 milioni saranno costretti ad abbandonare la Cina per sovrappopolazione ed inquinamento), è una prospettiva tutta nuova che fa pensare ad una controtendenza e che nei prossimi decenni potrebbe decisamente alterare gli abituali flussi migratori.
Questo per dire che il fenomeno da un lato impone maggiore regolamentazioni, spesso anche di ordine pubblico nelle grandi metropoli, sforzo della Comunità Europea in termini prettamente operativo/logistici, dall’altro tuttavia invita ad una riflessione di più ampio respiro, di come stiano mutando gli equilibri internazionali e di come trasformare in opportunità il ruolo che l’Italia sta giocando sulle sponde del Mediterraneo, dove in cambio di essere il porto di entrata di migliaia di profughi, deve giocare un ruolo di leadership verso i paesi affacciati sul Mare Nostrum.
Matteo Perego di Cremnago
@matteoperegodic
Matteo Perego di Cremnago
Matteo Perego di Cremnago

Sono nato a Milano nel 1982, sposato con tre figli. Dopo aver conseguito una laurea in Filosofia presso l’Università Statale di Milano e due Master Executive in Marketing e Finance presso la SDA Bocconi, ho iniziato la mia carriera professionale nella Giorgio Armani, dove ho ricoperto diversi ruoli, in Italia, India e Brasile. Nel 2013 ho rilanciato il cappellificio Cambiaghi, fondato da mio trisavolo nel 1880, introducendo anche la pelletteria. Nel 2015 insieme a due amici ho fondato la Onlus Shantinternational a sostegno di un importante orfanotrofio a Bangalore in India.

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