Finché c’è tempo c’è vita.
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Finché c’è tempo c’è vita.

Il tempo non equivale solo allo scorrere di secondi, minuti, ore, giorni e anni.
Oltre alla sabbia nella clessidra, c’è di più.
Esso è anche la percezione soggettiva di questo fluire che è aspetto distinto da quello meccanico e tecnico.
Ci sono spazi che sono sì quantificabili esattamente in unità temporali ma, di fatto, necessitano per essere compresi di una prospettiva soggettiva.
Il tempo si conta.
È un dato di fatto.
Ma il tempo si sente; e ognuno lo avverte a modo suo.
Un’ora può essere un istante o un’eternità a seconda della unicità di quella esperienza.
In “Alice nel Paese delle Meraviglie”, Alice chiede al Bianconiglio: “Per quanto tempo è per sempre?” e lui risponde : “A volte, solo un secondo.”
I momenti di gioia, allegria, svago passano in un attimo.
Il tempo della giovinezza o quello trascorso con chi si ama non basta mai, scorre tra le dita.
Le sere d’estate con la luce fino a tardi si accorciano in un momento.
Invece, i dolori, i dispiaceri, le difficoltà della vita sono pesi che sembrano eterni.
Quando ci si trova in un letto d’ospedale o si attraversa un periodo brutto, l’orologio pare non funzionare e i secondi divengono ore.
Si abita il dolore, la malattia, l’angoscia in lungo e in largo.
Si fa terrena esperienza di un tempo soggettivo.
È quel tempo che si implora a un medico o a un infermiere.
È il tempo dell’ascolto e della compassione.
È il tempo dove nascono e muoiono le emozioni o avvengono le trasformazioni.
Come direbbe Eugenio Borgna, famoso psichiatra e docente universitario italiano di fama internazionale è “Il tempo di esperienze psicologiche e umane che il linguaggio del cuore sa cogliere in modo più rapido e concreto che non il linguaggio della ragione calcolante”.
Lo stesso tempo che si invoca parlando all’avvocato o allo psicoterapeuta o al prete o a coloro che operano nelle relazioni di aiuto.
È anche il tempo che implori all’amico.
È il bisogno di essere capiti, di capire, DI FARE ESPERIENZA di una certa situazione che impone un tempo diverso dal punto di vista qualitativo e quantitativo.
Se questo non è possibile e si considera solo il tempo oggettivo, quello rigido delle scadenze e dei gong non si potrà fare umana esperienza emotiva.
Saremo travolti dalla frenesia materialista, indifferente e cinica rispetto alla irripetibile unicità della persona.
La vicenda di Charlie Gard, il bambino di undici mesi affetto da una rarissima malattia genetica, mi riporta al tempo e al suo valore.
A quel tempo che resta dopo che è esaurito quello a disposizione segnato dalle lancette.
Gandhi affermava: ” Voi occidentali avete l’ora, ma non avete mai il tempo”.
Le Corti di Giustizia inglesi, dapprima, hanno decretato che il Great Ormond Street Hospital deve staccare la spina; l’ospedale fino a qualche giorno fa avrebbe dovuto quindi interrompere la cura nonostante i genitori chiedessero di proseguirla e di tentare una cura sperimentale o comunque di voler raccogliere e conservare qualche sguardo, carezza, ricordo del loro bambino.
L’intervento di Papa Francesco, il sostegno concreto dell’ospedale romano del Bambin Gesù e di un team internazionale di specialisti possibilisti su una terapia americana, hanno contribuito a concedere qualche giorno in più ai genitori di Charlie; tempo che servirà alla Corte britannica per autorizzare la cura statunitense.
E quel termine è gia’ prossimo alla scadenza.
Vedremo se oggi i giudici inglesi offriranno altri giorni, altro tempo indulgente, equivalente a vita e a speranza.
Capiremo se l’oggi, il presente del piccolo Charlie avrà anche uno scampolo di futuro o sarà solo passato da ricordare e piangere.
Se non ci fosse il tempo a disposizione non potremmo sognare, ricordare o sperare.
Non lotteremmo.
Aspetteremmo solo di morire.

@PetteneAnna

Anna Pettene
Anna Pettene

Classe 1974, pavese di nascita e residente a Genova. Sposata e madre di Francesco, Giulia, Vittorio. Mi sono laureata in Giurisprudenza all’Università di Pavia. Sono Avvocato. Ho conseguito un Master in Mediazione Familiare all’Università di Genova perché credo che separazione e divorzio possano essere affrontati senza conflitti mettendosi dalla parte dei figli. Penso fermamente che lo stesso principio possa funzionare anche per la politica, adottando un’altra prospettiva, cioè a fianco e a servizio dei cittadini e di chi ha più bisogno. Amo le buone letture, il golf, i viaggi, la pizza e la compagnia allegra degli amici. Detesto il pensiero unico e conforme.

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