Quella roba brutta e cattiva spiegata ai bambini
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Quella roba brutta e cattiva spiegata ai bambini

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“Mamma anche a te, a noi capiterà?
Ho tanta paura di morire anche io.
Ma perché sono così cattivi?
Non possiamo metterli in prigione?”

Sono piccoli ancora i nostri figli.
Vivono nel periodo dei “magic years” nel quale si pensa ancora che i desideri possano diventare realtà ma nonostante tutto la paura li assale e inizia ad occupare spazi originariamente riservati alla spensieratezza, ai sogni, al senso di immortalità.
Queste, per esempio, sono le domande di mia figlia dopo aver captato o ascoltato scampoli di immagini o resoconti successivi agli attentati che hanno recentemente funestato i nostri Paesi Europei.
Tg, trasmissioni televisive, giornali, radio non fanno altro che impiegare lo stesso linguaggio di morte, di terrore, di guerra ad uso e consumo di tutti.
Anche a livello simbolico, sono ricorrenti le stesse scene di panico, di disperazione, di fine del mondo.
I genitori sono chiamati a un’ulteriore durissima prova verso i figli che se non chiedono direttamente aspettano che qualche adulto, tra le figure di affezione, spieghi loro il perché di tanta follia assassina.
Sono terrorizzati ma al contempo affascinati, incuriositi dalla morte che viene servita in luoghi, momenti o circostanze che abitualmente coincidono con momenti di divertimento, bellezza, cultura, LIBERTÀ.
È veramente difficile per loro (per tutti noi) comprendere questo odio che piomba nell’imperturbabilità dell’infanzia, dell’adolescenza, della gioventù.
Muore giovane chi è caro agli dei?
Davvero ?
Non ho mai compreso fino in fondo ai tempi del ginnasio, in piena adolescenza, il frammento di Menandro.
Chi è caro agli dei, nella mia prospettiva di allora, avrebbe dovuto vivere una vita intera, godersi amici, uscite, spettacoli, aperitivi, balli, viaggi.
C’è però chi promette in cambio del martirio fama, onore eterni, vergini del Paradiso e laute ricompense.
“Non è vero, piccola, che chi uccide un innocente andrà in Paradiso.”
Quali parole usare per dare il senso di tutto questo?
Per dare il senso alla vita che viene strappata da uccisioni senza senso?
Forse il vuoto di senso…
Ma anche il senso di vuoto…
Credo fermamente che i bambini e i giovani,in generale, abbiano bisogno di verità.
Anche quando si debba loro spiegare le cose terribili e orrende della vita.
La menzogna o la reticenza o l’imbellettamento della realtà non aiutano.
Vanno usate parole chiare e semplici che aiutino a muoversi nell’ambito dell’incomprensibile, senza mediazioni.
Vanno riferiti i fatti.
Senza emozioni possibilmente.
Loro faranno domande, se le porranno, troveranno delle risposte.
Cresceranno intanto sicuri nella verità.
Certamente i bambini abituati a decifrare le cose per come si verificano, senza filtri ideologici, religiosi, politici, esistenziali sono in grado di comprendere il mondo che li circonda prendendo le debite misure e posizione verso il Male e verso il Bene, il Cattivo e il Buono, l’amico e il non amico.
E spesso ci sorprendono con il loro senso di responsabilità e lungimiranza.
Mia figlia, ad esempio, alla fine del nostro non facile dialogo mi ha spiazzato chiedendomi:”Ma perché non li aiutiamo nei loro Paesi senza farli arrivare arrabbiati fino a qui?”.
” Hai proprio ragione, tesoro “.

@PetteneAnna

Anna Pettene
Anna Pettene

Classe 1974, pavese di nascita e residente a Genova. Sposata e madre di Francesco, Giulia, Vittorio. Mi sono laureata in Giurisprudenza all’Università di Pavia. Sono Avvocato. Ho conseguito un Master in Mediazione Familiare all’Università di Genova perché credo che separazione e divorzio possano essere affrontati senza conflitti mettendosi dalla parte dei figli. Penso fermamente che lo stesso principio possa funzionare anche per la politica, adottando un’altra prospettiva, cioè a fianco e a servizio dei cittadini e di chi ha più bisogno. Amo le buone letture, il golf, i viaggi, la pizza e la compagnia allegra degli amici. Detesto il pensiero unico e conforme.

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